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sabato 23 aprile 2016

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La raccolta fondi per la scuola G.K.Chesterton continua.

Cari amici,
Vi ricordo il crowdfunding che stiamo promuovendo da qualche tempo a favore della nostra scuola. Farete cosa molto gradita diffondendo questo collegamento e chiedendo ai vostri amici di sostenere economicamente la nostra scuola che è completamente libera e non riceve finanziamenti se non da chi la ama. 
Grazie!
http://buonacausa.org/cause/scuolachesterton?tab=0

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venerdì 22 aprile 2016

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Il nostro Centro Estivo apre a Cupra Marittima!

Centro Estivo Sportivo a Cupra Marittima...

la struttura...il Giardino d'Infanzia

"Principe di Napoli".

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martedì 19 aprile 2011

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Da Il Sussidiario del 19 Aprile 2011 - Un bell'articolo del nostro amico Marco Lepore

“Così ridiamo dignità ai mestieri”: è il titolo di una breve ma stuzzicante intervista a Paola Mastrocola, apparsa il 12 aprile su un quotidiano nazionale (il Giornale, 12 aprile 2011). Le lapidarie risposte della professoressa/scrittrice, a commento dei dati presentati proprio in questi giorni dal Rapporto sulla Sussidiarietà 2010, come spesso accade colpiscono nel segno, acute e provocatorie.
Difficile tacere, del resto, di fronte a numeri così significativi. Sì, perché il Rapporto ci dice che il 38% degli studenti considera la scuola “un luogo dove non si ha voglia di andare”; e poi perché ci dice che in Italia il 30% circa degli iscritti alla prima superiore non riesce a terminare gli studi, mentre tra coloro che
permangono nel sistema di istruzione i tassi di assenza scolastica sono in costante crescita; e come dimenticare, infine, i ”famosi” neet (not in education, emplyoment or training), quel 29% di giovani tra i 15 e i 29 anni che è disoccupato o volutamente inoccupato?
Una sistema scolastico in profonda crisi, insomma, le cui cause, secondo la brava scrittrice,  sono attribuibili ad “alcune scelte disastrose” fatte dalla sua/nostra generazione e da “luoghi comuni che ci opprimono da 40 anni”. Sotto accusa, in particolare, la scolarizzazione forzata e la liceizzazione eccessiva del nostro sistema di istruzione, frutti di “uno sbagliato schematismo culturale in base al quale sembra quasi che il figlio di un professionista debba vergognarsi di seguire un istituto tecnico”. Per la Mastrocola, dunque, sarebbe necessario rivalutare i mestieri, e “se il figlio di un avvocato volesse studiare per diventare un intarsiatore del legno, dovrebbe poterlo fare senza sensi di colpa né da parte sua né della famiglia”; una operazione di rivalutazione che dovrebbe giungere fino al punto di istituire facoltà per consentire, a chi sceglie lavori artigianali di formarsi a livello universitario, così come avviene in altri paesi europei.
Mi è capitato, un po’ di tempo fa, di aver bisogno di un falegname per rinnovare le persiane della mia casa, così mi sono rivolto ad una ditta di decoratori consigliatami da un amico. All’appuntamento prefissato si presenta un giovane che, dopo qualche istante di incertezza,
riconosco come un mio ex alunno, ritiratosi qualche anno prima dalla frequenza scolastica, a metà della prima superiore. Mi racconta, così, di avere lasciato la scuola perché “proprio non ce la facevo, prof, non era roba per me…” e di aver poi frequentato un corso di formazione professionale in falegnameria. Assunto quasi subito, aveva dovuto fare –giustamente- un po’ di gavetta, però era soddisfatto: “Mi piace, prof, sono contento. Ho trovato la mia strada!”
E non mentiva: guardandolo lavorare, facendogli domande sugli smalti e sulla lavorazione del legno, mi sono reso conto che davvero ne sapeva, aveva passione e gusto per quel che faceva, e non ho potuto fare a meno di pensare ai miei tanti studenti demotivati, tristi o arrabbiati che quotidianamente incontravo a scuola…
Già, bisognerebbe ridare dignità ai mestieri. I dati del Rapporto sulla Sussidiarietà 2010 ci confermano, del resto, che il 74% di quelli che hanno frequentato un CFP (privato o appartenente al mondo no-profit) è contento di quello che ha fatto, e questa dunque sembra essere una strada privilegiata che può e deve essere sostenuta per raggiungere un simile obiettivo.
Ma da una traguardo così arduo ci separa ancora, purtroppo, un enorme gap culturale, tipico di un’Italia che non ha completamente smaltito le tossine di una “certa” ideologia, quella che ha identificato nel lavoro perlopiù una condizione negativa, fonte permanente di disuguaglianze sociale, conflitti e sfruttamento, anziché uno strumento di realizzazione della persona e del bene comune. Siamo impantanati nell’idea –così poco cristiana- che “il lavoro non nobilita l’uomo”, mentre sarebbe necessaria una rivoluzione culturale che ci portasse a riconoscere non tanto che “il lavoro nobilita l’uomo”, quanto che “è l’uomo a nobilitare il lavoro”, poiché la persona non vale per ciò che produce o per il gradino che
occupa nella scala sociale, ma semplicemente perché esiste.
Per questo è auspicabile, come ha scritto la Mastrocola, che i giovani possano “scegliere loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e familiare”; ma, ancor più e ancor prima (perché diversamente la scelta non avrebbe modo di esercitarsi concretamente) sono auspicabili tutti quegli interventi che incrementano i meccanismi di flessibilità e la gamma delle opzioni educative/formative, in un sistema di reale libertà di scelta.
Nell’istruzione, come nel lavoro, ognuno ha la sua strada e ogni strada è degna, perché degno è l’uomo. Liberiamo il passaggio, è la vera carta vincente del futuro.
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lunedì 16 novembre 2009

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Gente che non sta al guinzaglio

Giorgio Vittadini

venerdì 6 novembre 2009

In un periodo in cui dominano gossip e scandali, sembra particolarmente arduo anche veder descritta con realismo la vita delle realtà sociali e il loro rapporto con il mondo pubblico. L’Italia è purtroppo ancora vittima dei famigerati cinquant’anni successivi alla sua raggiunta unità, in cui l’ideologia massonica e laicista ha cercato di stravolgere una tradizione italiana dove vigeva una mentalità “sussidiaria” capace di valorizzare l’iniziativa diffusa e operosa della gente e dei corpi sociali.

Esponente di spicco di questa ideologia fu Crispi che nel 1891 giustificò l’espropriazione dei beni ecclesiastici teorizzando il diritto dello Stato di avere il monopolio dell’assistenza ai cittadini. Nessuno disconosce il valore dello stato sociale, i livelli minimi garantiti di assistenza e l’universalità dei servizi ma, come acutamente afferma Pierpaolo Donati, ciò ha significato «rendere irrilevanti le relazioni fra i consociati, sminuire l’importanza delle comunità e formazioni sociali intermedie, anche come soggetti di cittadinanza, limitare il pluralismo sociale, in sintesi svalutare la socialità della persona umana, anche e precisamente come elemento costitutivo del welfare»: è l’avvento dello Stato hobbesiano nel mondo del welfare.

Oggi, quella mentalità da Italietta post risorgimentale continua nello statalismo di una certa destra, in parte del mondo di sinistra svincolato dalla sua tradizione popolare e sociale e in un certo mondo cattolico senza identità e perciò succube della mentalità dominante. Così, in questi ben individuabili ambienti ha continuato a dominare l’idea che qualunque intervento del privato e del privato sociale nell’assistenza, nella sanità, nell’educazione, nel tempo libero sia portatore di interessi particolari in contrasto con il bene comune.

Non si capisce che ci possa essere un pubblico non statale, una capacità di dare un apporto al bene comune anche quando, sotto il profilo giuridico, si appartenga al diritto privato. Misconoscendo la realtà storica e il valore del principio costituzionale della sussidiarietà (art. 118), non si vuole ammettere che esistono ideali della persona che possono essere al servizio di tutti, in quella dimensione di gratuità e di dono sottolineata dall’Enciclica Caritas in Veritate.

Eppure il nostro Paese è popolato di opere sociali di origine religiosa e laica, di centri di formazione professionale, vecchi e nuovi, nati dal privato sociale, di realtà sportive, di associazioni a difesa della natura che nessun ente pubblico saprebbe mai far nascere. Non si vuole ammettere che il desiderio di verità, giustizia, bellezza educato da movimenti ideali, attraverso la costruzione di opere sia in grado di perseguire, almeno insieme allo Stato, il bene comune. Sembra che ci si sia dimenticati della battaglia per l’autonomia delle fondazioni di origine bancaria: realtà di diritto privato che la Corte costituzionale, nelle sentenze nn. 300 e 301 del 2003, ascrive tra «i soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali».

Nell’ottica statalista sopra citata, qualunque forma di organizzazione sociale, qualunque movimento, qualunque realtà organizzata deve essere vista con sospetto. Dovrebbero esistere solo l’individuo e lo Stato, e il rapporto tra i due dovrebbe essere mediato solo da qualche padrone del vapore mediatico e da qualche intellettuale illuminato che, come demiurghi tra la terra e il cielo, indicano ai cittadini, ridotti a burattini, quali sono i comportamenti virtuosi da tenere.

Allo stesso modo è vista come una minaccia l’iniziativa di qualche lungimirante e purtroppo ancora isolata amministrazione che, per evitare che i servizi siano erogati da un welfare state inefficiente, inefficace e costoso, e ispirandosi a interventi tipici della sinistra europea di tipo blairista, cerca di rendere le persone e le realtà sociali protagoniste del welfare; e in quest’ottica, attraverso sistemi di voucher, fa sì che i cittadini scelgano gli erogatori di servizi più capaci di rispondere ai loro bisogni tra quelli accreditati in base alla loro qualità.

Questo sistema, che attua una reale democrazia, evidentemente ridà potere reale ai cittadini e impedisce altresì che i politici di turno possano favorire in modo clientelare alcune realtà a loro più vicine, al di là della loro qualità. Dovrebbe essere, questo, un sistema che trova il plauso di intellettuali, politici e operatori dei media che amano davvero il bene comune.

Invece, contro il parere favorevole del popolo (vedi enorme consenso al cinque per mille: nel 2007 lo hanno devoluto 15.618.714 italiani) c’è chi, ideologico o disonesto, considera troppo pericoloso che esista gente che non sta al guinzaglio e per questo, senza alcuna correttezza e verifica reale dei fatti, diffonde notizie scandalistiche.
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lunedì 7 settembre 2009

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La premiazione dei nostri eroi alla Gagliarda's Cup al Meeting di Rimini 2009!


Questa è la foto della premiazione del torneo Gagliarda's Cup tenutosi al Meeting di Rimini 2009.

Sono riconoscibili: al centro, con la cravatta (ma come faceva?) Gianni Petrucci, presidente del CONI; a sinistra, il nostro eroico presidente della Gagliarda Sambenedettese ASD Andrea Falcioni e al suo fianco, con un'inconfondibile capoccia rasata e il piglio da terza linea della Nazionale Italiana di rugby Marco Platania, presidente della CdO Sport (un nostro carissimo amico, mica il due di coppe); a destra Luca Olivieri e Marco Nobili, allenatori della nostra Gagliarda Calcio a 5 e tutti intorno i nostri eroi, debitamente sudati e vincitori...




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mercoledì 13 maggio 2009

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SCUOLA/ Se il Parlamento è d’accordo, cos’altro aspettare per una effettiva libertà di educazione?




di Vincenzo Silvano, presidente della Federazione delle Opere Educative della Compagnia delle Opere.


La conclusione dell’anno scolastico si profila già all’orizzonte ed è doveroso cominciare a fare qualche bilancio anche sullo stato della parità scolastica nel nostro Paese. E’ stato, infatti, un anno “vissuto pericolosamente”: difficile e preoccupante per alcuni aspetti, foriero di speranze per altri.

Dopo i tagli imprevisti e sconcertanti (date le promesse elettorali e gli orientamenti politici dell’attuale Governo), dopo le veementi proteste e le battaglie portate avanti dalla CdO Opere Educative (spesso insieme anche ad altre associazioni) sia nelle sedi istituzionali sia in quelle della pubblica opinione, si è tornati ad una situazione analoga a quella esistente durante il precedente Governo, sebbene il recupero del finanziamento tagliato non sia stato integrale. Mancano ancora all’appello circa 14 milioni di euro, e chissà se li rivedremo mai; a onor del vero, però, una cifra analoga era stata accantonata anche durante il governo Prodi, e pure quella pare caduta nel dimenticatoio.

Alle grandi e comprensibili preoccupazioni per i tagli ed i ritardi nei finanziamenti alle scuole, molte delle quali già a rischio di sopravvivenza, sono seguiti alcuni importanti risultati, per i quali la CdO Opere Educative ha sicuramente giocato un ruolo non secondario: il reintegro di buona parte dei finanziamenti tagliati, l’istituzione per decreto di una Commissione Parità Scolastica presso il MIUR, la firma del Decreto Ministeriale 34/09, col quale si è giunti a delineare un quadro chiaro circa l’entità dei contributi spettanti alle scuole paritarie.

Contemporaneamente, e in qualche misura anche “grazie” alla situazione verificatasi a seguito dei tagli, abbiamo potuto constatare un fenomeno nuovo e incoraggiante: la presa di posizione a favore della libertà di scelta educativa da parte di numerosi schieramenti politici, compresi alcuni fra quelli tradizionalmente ostili alla scuola non statale. Pur con qualche distinzione e differenti sottolineature, un consenso “multipartisan” ha infatti accompagnato le richieste di reintegro dei fondi e l’invito ad incamminarsi, finalmente, verso una completa realizzazione di quanto previsto dalla Legge 62/2000, cioè una piena e totale parità, anche economica.

Le mozioni approvate alla Camera pochi giorni fa, presentate –prendendo in esame diversi aspetti- da tre diversi schieramenti politici (PdL, Udc, IdV) e tutte a favore della parità scolastica, ne sono una ulteriore conferma e indicano che il clima politico sta davvero cambiando: la libertà di scelta educativa non è più un tabù che causa feroci scontri ideologici, ma comincia (se non per motivi ideali almeno per ragioni di convenienza economica) a diventare oggetto di dibattito civile e costruttivo. Persino la mozione presentata dal PD, respinta perché conteneva anche la richiesta di “ripristinare le somme destinate alla scuola pubblica e decurtate con la Finanziaria”, in qualche modo teneva conto dell’esigenza di salvaguardare la scuola paritaria.

Quello che fino a poco tempo fa pareva improponibile, oggi è possibile chiederlo ufficialmente al Governo: «garantire la certezza dei finanziamenti e dei tempi di erogazione delle risorse per le scuole paritarie»; che si impegni «ad adottare iniziative per prevedere in tempi rapidi il ripristino integrale delle risorse sottratte alle scuole paritarie dalla manovra economica; a realizzare interventi volti a facilitare e promuovere le condizioni per l'effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie».

E non è più oggetto di scandalo chiedere di «predisporre uno specifico strumento legislativo che, con risorse aggiuntive dello Stato, realizzi interventi speciali a sostegno della libertà di scelta educativa delle famiglie, anche mediante un mix di strumenti, quali: buoni scuola per la copertura, in tutto o in parte, dei costi di iscrizione e di frequenza in scuole paritarie; detrazioni fiscali a favore delle famiglie che iscrivono i figli presso scuole paritarie in misura adeguata a ridurre significativamente gli oneri, calibrate a scalare per le famiglie con i redditi più bassi».

Questo e altro è possibile leggere nelle mozioni approvate, e va benissimo.

Però ora, visto l’ampio consenso, occorre passare dalle intenzioni ai fatti, magari cominciando dal poco, ma cominciando, perché siamo in mezzo al guado e rischiamo di rimanerci; anzi, di affondarci.

Per esempio, quello che già in altre occasioni è statp suggerito come strumento per dare concretezza ai discorsi, cioè la defiscalizzazione delle rette, sarebbe facilmente realizzabile e attivabile. Sicuramente non sarebbe la soluzione totale e definitiva, (che riteniamo essere un mix tra defiscalizzazione e Dote modello Lombardia) ma rappresenterebbe almeno un primo passo concreto.

I tempi sono maturi; mancare l’occasione, offerta dalle condizioni che si stanno realizzando durante questa legislatura, configurerebbe una responsabilità gravissima per chi ha il potere/dovere di decidere. Non vorremmo in futuro, chiosando un famoso proverbio, dover tristemente dire: “di buone mozioni è lastricato il Parlamento”.. E intanto per le scuole paritarie sarebbe “l’inferno” e per le famiglie, ancora in attesa della libertà di scelta educativa garantita dalla Costituzione, l’ennesima amara delusione.

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venerdì 17 aprile 2009

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TERREMOTO ABRUZZO/ Poletto (Cdo): ecco perché Tremonti sbaglia sul 5 per mille

Il comunicato stampa del Ministro ci coglie un po’ di sorpresa. “Il Ministro dell'Economia e
Finanze Giulio Tremonti ha attivato presso il ministero le procedure per introdurre il terremoto
dell'Abruzzo nell'elenco delle causali di destinazione per il cinque per mille”. Bene, viene da
dire. Ma poi ci si riflette un po’ e i conti non tornano.
Infatti, la scelta dei cittadini di destinare il proprio cinque per mille a favore delle popolazioni
terremotate è una destinazione a favore dello Stato a discapito delle realtà non profit. Non si
tratta di nuovi fondi stanziati, ma di soldi che – anziché essere destinati a organizzazioni non
profit, enti di ricerca e simili – rimarranno nelle casse dello Stato, il quale si impegnerà a
destinarli per la ricostruzione.
Molte realtà non profit in questi giorni si sono spese per portare i primi soccorsi alle
popolazioni colpite e la loro azione è stata sotto gli occhi di tutti. Quando accadono eventi
drammatici, così come nelle situazioni di povertà o emarginazione, il nostro Paese mette
sempre in campo delle risorse di umanità impressionanti, che vanno dalla solidarietà quasi
spontanea della gente, alle opere non profit, che rappresentano spesso una forma stabile di
tale umanità.
Il fatto che lo Stato dica “dai a me il cinque per mille”, necessariamente vuol dire “non darlo a
loro”. Ma il cinque per mille è una fonte di sostentamento importante per queste realtà, che in
un periodo di crisi come questo si trovano spesso a non disporre di risorse stabili. Il fatto che la
destinazione del cinque per mille “al terremoto” sia a discapito loro che conseguenze può
portare?
Il nostro Paese non può permettersi di perdere una risorsa così importante come il privato
sociale. Già l’impressionante ritardo dei pagamenti da parte di molti enti pubblici (il cinque per
mille 2007 manca ancora all’appello…) sta mettendo a rischio di sopravvivenza molte realtà
non profit.
Se anche l’importante strumento del cinque per mille – seppur per una causa importante –
ritorna nelle casse dello Stato, si corre seriamente il rischio che le prossime calamità, le
situazioni di degrado e di povertà non vedano più l’intervento tempestivo e appassionato delle
nostre realtà non profit. Ma questo non possiamo proprio permettercelo.

Monica Poletto, presidente della CdO Opere Sociali
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venerdì 20 febbraio 2009

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L'ultimo numero di Avanti Popolo!, la newsletter dei Centri di Solidarietà.

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Ci vediamo a Trani!

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giovedì 19 febbraio 2009

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Monica Poletto è la nuova Presidente di CDO Opere Sociali


La neo presidente succede ad Antonio Mandelli al vertice dell’associazione che nel frattempo ha modificato la denominazione sociale.

Lo scorso 16 febbraio il Comitato direttivo di CDO Opere Sociali ha eletto all’unanimità Monica Poletto alla presidenza dell’associazione dedicata al mondo del non profit. La neo presidente succede ad Antonio Mandelli, che lascia la carica dopo due mandati. Nell’occasione il direttivo ha voluto esprimere a Mandelli l’apprezzamento per il lavoro svolto nei sei anni di presidenza, durante i quali CDO Opere Sociali ha avuto modo di crescere, e sviluppare forme di sostegno sempre più adeguate alle esigenze degli associati e di tutto il settore del non profit.

«Quel che più mi interessa» ha dichiarato Monica Poletto parlando al direttivo di CDO Opere Sociali subito dopo la nomina «è che CDO Opere Sociali, così come tutta Compagnia delle Opere, sia un luogo di libertà e responsabilità, per i nostri soci e per tutti noi che ne assumiamo la conduzione».

«In questo momento le opere sociali stanno dimostrando più che mai il loro fondamentale ruolo sociale, innanzitutto ponendosi come luoghi di riscatto della singola persona e favorendo quella creatività operosa che costituisce il tessuto più tenace del nostro Paese.

CDO Opere Sociali si pone come unico obiettivo quello di offrire un aiuto agli associati e, attraverso di loro, alle persone che ad essi si rivolgono, mai sostituendosi alla libertà delle opere, ma favorendo il più possibile il loro protagonismo».

Monica Poletto, dottore commercialista, è socia dello studio Triberti Colombo e Associati nel quale si occupa prevalentemente di consulenza tributaria a enti non profit. Autrice di pubblicazioni in materia di enti senza scopo di lucro e cooperative, è membro del comitato editoriale della rivista Enti non Profit, edizioni Ipsoa. Ha svolto e svolge attività di docenza di diritto tributario all’interno di master universitari aventi ad oggetto il terzo settore (Genova, Pavia, Lecce).

Monica Poletto collabora inoltre con la Fondazione per la Sussidiarietà, all’interno del dipartimento politiche sociali e non profit, ed è vice presidente della Compagnia delle Opere del Piemonte.

Un’altra importante novità per il non profit di CDO riguarda il cambiamento della denominazione sociale: lo scorso gennaio la precedente denominazione “Compagnia delle Opere Impresa Sociale” è stata modificata in a “Compagnia delle Opere Opere Sociali”, in breve CDO Opere Sociali
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lunedì 26 gennaio 2009

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IL FATTO/ Italiani, basta lamentarsi. Ode alla badante moldava

Giorgio Vittadini

venerdì 23 gennaio 2009

La storia che voglio raccontare può sembrare al limite, ma rappresenta uno squarcio sulla nostra società che mette in luce questioni che toccano tutti. In occasione di una grave malattia di mia madre ho conosciuto una signora moldava che le ha fatto da badante fino al suo decesso.

La signora, sulla quarantina, è venuta in Italia con la figlia diciottenne diplomata al liceo, dopo la morte precoce del marito a seguito di un incidente stradale. Mentre faceva in modo egregio la badante e sottraendo tempo al sonno, ha seguito un corso per Osa (Operatore socio assistenziale). La figlia, dato il non riconoscimento del titolo di studio moldavo in Italia, si è iscritta ad un istituto tecnico per periti aeronautici, accettando serenamente di ricominciare a frequentare le lezioni con alunni molto più giovani di lei. Inoltre, per contribuire al mantenimento suo e di sua mamma, ha contemporaneamente lavorato in un McDonald. La mamma, una volta conseguito il titolo di Osa, ha trovato lavoro in una cooperativa che gestisce case per anziani, mentre ha continuato a fare la badante.

La figlia si è diplomata con 80 punti su 100 e, nell’attesa di un lavoro pertinente al titolo di studio, ha continuato a lavorare nel McDonald. Grazie alla garanzia di alcuni amici, le due donne hanno potuto accendere il mutuo per una casa che, in poco tempo, hanno sistemato con una grande cura trasformandola in un luogo accogliente, personale ed estremamente curato nei particolari. Mentre continuano a lavorare, le due donne non smettono di desiderare: la mamma vorrebbe iscriversi a un corso per infermieri, la figlia aspira ad un lavoro nel suo ramo. Ciò che colpisce è la positività del loro atteggiamento.

Pur dovendo affrontare ogni giorno problemi infinitamente più gravi di quelli incontrati da cittadini italiani, ciò che domina è la mancanza di pretese e il senso di profonda gratitudine verso il nostro Paese e coloro che hanno incontrato, il gusto per il lavoro e la mancanza di lamento per la fatica. La giovane colpisce se si paragona a persone della sua età perché questa vita piena di impegno non la intristisce. Anzi, si può dire che, in entrambe, fiorisce il gusto per la bellezza. La mamma, mentre assisteva gli anziani e la figlia, durante studio e lavoro, nel poco tempo libero che avevano, hanno imparato a ricamare e i loro lavori artigianali sono splendidi.

In un clima dove sembra dominare solo il vento plumbeo della crisi, la ricerca di brevi momenti di evasione per chi può, la lamentazione e l’accusa, la denuncia dell’impossibilità ad andare avanti, figure del genere fanno pensare. Sembra di vedere i nostri emigrati di decine d’anni fa, concentrati sul desiderio di migliorare la propria condizione e quella della loro famiglia. Questo esempio è per noi il suggerimento di una posizione umana che potrebbe rendere molto più facile affrontare questa crisi.

In fin dei conti, quello che non è mai mancato al nostro popolo è un desiderio motivato e sostenuto dalla fede cristiana o da ideali mossi da amore per la giustizia e la libertà, di accettare la sfida posta dalla realtà, di lottare per migliorare la condizione personale, della propria famiglia, della gente intorno a sé, di utilizzare la propria intelligenza, creatività, volontà per uscire dalle difficoltà senza farsi scoraggiare.

Anzi, questa è forse la risorsa più grande di un Paese senza materie prime, forza militare, coesione politica, una risorsa che è condizione della possibile riuscita di qualunque manovra economica o di accettazione di precetti morali per la pubblica amministrazione o l’economia privata. Guardando chi da poco arrivato fra noi ce lo testimonia non possiamo non ricordarcene.

(Pubblicato su Il Riformista del 23 gennaio 2009)
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martedì 16 dicembre 2008

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Una testimonianza dal BorsaLavoroDay


Lo scorso 5 Dicembre 2008 l'APS Santa Caterina da Siena ha organizzato il BorsaLavoroDay, una giornata di confronto e di aiuto sul tema delle borse lavoro, col quale molti di noi svolgono la loro opera di inserimento lavorativo dei tanti che si rivolgono ai nostri Centri di Solidarietà.
Eccovi la testimonianza di Federica Di Bella che vi ha partecipato.

5 Dicembre 2008 Ferrara: BORSA LAVORO DAY

Il 5 dicembre ho partecipato a Ferrara alla giornata di approfondimento dello strumento delle borse lavoro.
Questo incontro mi ha permesso di conoscere da vicino le persone che, come me, operano ogni giorno nei Centri di Solidarietà presenti in tutta Italia.
Ascoltare le testimonianze di coloro che, pur operando in contesti diversi, cercano di “accompagnare” le persone in difficoltà nella ricerca del lavoro, è stato interessante sia per apprendere le singole esperienze sia per poter fare un confronto con il mio lavoro e trarne spunti positivi.
Il denominatore comune che ho colto dalle testimonianze degli operatori dei Cds, è stato il considerare la Borsa Lavoro come uno degli strumenti educativi utili ad accogliere ed accompagnare la persona durante il percorso di inserimento lavorativo. Tale strumento presuppone alla base una proposta educativa: il prendersi carico della persona in situazione di disagio, “l’abbracciarla totalmente”, da parte dell’educatore.
E’ stato poi stimolante conoscere le varie modalità dei Cds nell’utilizzo di questo strumento, simili e allo stesso tempo diverse. Tra tutte mi ha colpito in particolare la testimonianza del Cds di Genova.
La proposta delle borse lavoro è nata qui con lo spirito di aiutare ad inserire nel mondo lavorativo alcuni ragazzi difficili provenienti dalle case famiglia della zona. Da questa idea è nato il progetto “Educare al lavoro”. Durante il racconto mi ha colpito la tenacia e la passione della responsabile del Cds nel credere fortemente in questo progetto tanto da riuscire a stipulare una convenzione con la provincia di Genova per la realizzazione e la gestione autonoma di tali borse. In particolare, interessante è stata l’idea di raccogliere fondi da destinare al pagamento di tali borse attraverso l’organizzazione di cene solidali con amici e parenti e la vendita di piccoli manufatti artigianali realizzati dagli stessi ragazzi destinatari delle borse e dai loro amici. A tal proposito è stato istituito il conto corrente Carità attraverso il quale si raccolgono fondi da destinare esclusivamente alla realizzazione dei tirocini formativi dei ragazzi. Dal 2007 il Cds ha istituito 47 tirocini formativi/borse lavoro. Dal racconto è emerso inoltre come sia stato fondamentale per trovare le aziende dove poter realizzare la borsa, il creare contatti e lo stringere relazioni con i datori di lavoro del luogo mossi a sostenere un simile progetto non dall’attrattiva dei soldi ma dalla profonda esperienza umana di compiere “una bella opera”.
L’importanza del conoscersi e del creare una rete solidale per aiutare la gente, per trovare strade nuove per sostenere le persone in difficoltà, è stato messo in evidenza all’interno di tutte le testimonianze dei vari Cds presenti all’incontro.
Nel complesso il Borsa Lavoro Day è stata una bellissima esperienza perché mi ha permesso di ascoltare la testimonianza di persone che hanno fatto del loro lavoro di educatori una passione ed una vera e propria ragione di vita. La loro testimonianza mi ha fatto riflettere sul lavoro di educatrice che svolgo ogni giorno al Centro di Sussidiarietà e mi ha stimolato ancora di più a credere in ciò che faccio, a compierlo con animo e partecipazione e a trovare ogni giorno modalità nuove per aiutare e sostenere le persone in difficoltà.


Federica Di Bella
CDS San Benedetto del Tronto
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venerdì 12 dicembre 2008

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Se fare del bene diventa esperienza: le storie del banco alimentare a Palermo

«Spesso il semplice gesto di carità, di assistenza, non lascia traccia, memoria, nella nostra mentalità, si aderisce, ad esempio alla colletta, disattenti al vero fine così si compie un gesto generico, burocratico e nemico del vero bisogno. Dico questo perché io per primo, ero così, superficiale, disattento, preferivo muovermi solo per un mio tornaconto, ma la realtà è un’altra».

Circa otto anni fa Antonio di Cristofalo perdeva il lavoro «in un attimo tutto quello che mi sembrava scontato, tutte le mie certezze, si sbriciolavano». Poi ha iniziato a lavorare per il Banco Alimentare di Palermo, inizialmente come volontario. Oggi è diventato responsabile della logistica del magazzino della Sicilia occidentale. «Sette anni ricchi di incontri, esperienze, con persone di ogni estrazione sociale, una vera e propria scuola di vita!» Quello che gli è accaduto, che ha dato una svolta alla sua vita, proprio nel momento di maggiore difficoltà, Antonio lo rivive ogni giorno: le storie di chi lavora presso il magazzino del “Banco” di Palermo sono piccoli miracoli che ogni giorno permettono «Di gestire più di 2000 tonnellate di cibo, che sfamano 100 mila poveri movimentate in 500 metri quadrati di magazzino, un miracolo, come quello che è successo a me». Uno di loro ha bruciato la sua adolescenza. Dall'allontanamento dagli affetti famigliari, alle amicizie sbagliate, una serie di errori che ancora oggi paga. Il suo atteggiamento è irruento e scontroso, «va seguito e spinto nel lavoro», ma piano piano il suo atteggiamento si sta modificando, con ripercussioni positive anche nella sua vita privata. Un altro ha 33 anni, è arrivato al Banco Alimentare di Palermo grazie a una borsa lavoro, ha un passato difficile, fatto di lavori precari, di solitudine, di droga. Ora sta recuperando il tempo perduto, paga il suo debito con la giustizia, si sta disintossicando, e dando una mano al magazzino di Palermo sta aiutando se stesso a riprendere il filo della sua vita. Uno dei volontari ha 26 anni, ha un handicap fisico e lavora al Banco ormai da una vita. Ogni mattina viene accompagnato al magazzino dal padre e lì ha trovato una compagnia sincera, dove aiuta e viene aiutato, un ambiente dove non ci sono pregiudizi e non si sente diverso dagli altri.

Lo stesso accade nel periodo della colletta, quando «si rischia di essere sommersi dalle tante difficoltà, dalla fatica, dalle tante cose da organizzare – conclude Antonio - si ha sempre il timore che manchino i volontari per coprire i supermercati, poi, come accaduto quest'anno, sono arrivati più di 2000 volontari. E il lunedì mattina, quando riapro il magazzino con centinaia di scatole da sistemare, verrebbe voglia di scappare, poi guardo i ragazzi che mi aiutano nel mio lavoro, penso alle loro storie, guardo al risultato ottenuto, un esercito tra giovani e adulti che tra mille avversità è riuscito a contagiare la gente che si è fidata, consegnando nelle loro mani ed alla nostra responsabilità 9970 tonnellate di cibo... un miracolo».
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mercoledì 3 dicembre 2008

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C'è letteratura su di noi - Colletta Alimentare 2 - Facce e faccine!

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C'è letteratura su di noi - La Colletta Alimentare 2008 - 1


Qui trovate l'articolo di www.sambenedettoggi.it sulla Colletta Alimentare di sabato scorso cui si riferisce la foto! Facce belle, simpatiche, vere, allegre!

Eccone un estratto:

“Secondo uno dei collaboratori del Banco Alimentare di San Benedetto del Tronto, Giorgio Pellei, «il gesto di per sé semplice della Colletta Alimentare ha due grandi risvolti importanti: il primo, più immediato, è l'aiutare i poveri, sempre più numerosi; il secondo è il grande valore sociale che rappresenta in quanto è l'espressione di un popolo che, pur in difficoltà da tanti punti di vista, si ritrova intorno ad un semplice gesto di carità. Le persone donano il loro pacco e ti ringraziano forse non solo perché aiuti i poveri ma perché dai a loro l'occasione di stare unite in questo gesto. Oggi la povertà più grande che affligge le persone, infatti, è la solitudine»„.
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lunedì 1 dicembre 2008

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Colletta Alimentare - I risultati non si piegano a crisi e maltempo! Evviva la Formichina!


01/12/2008 - 6.04 I risultati della XII giornata nazionale della Colletta alimentare non si piegano a crisi e maltempo: quasi 9 mila tonnellate di cibo raccolto, addirittura più dell'anno scorso. Ma tanto quanto i risultati stupiscono le storie, i volti e le persone che li rendono possibili.

Qui di seguito l'articolo di Gianluigi Da Rold su IlSussidiario.net.

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.

Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.

Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.

E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse
condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita
per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle.

Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.

Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.

Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.

Ieri c’erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.

Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.

Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.

Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.

Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.

Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.

O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".

«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.


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venerdì 28 novembre 2008

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COSE CHE SUCCEDONO DAVVERO - "La carità cambia la vita" - Torna la Colletta Alimentare, giunta alla dodicesima edizione.




Come sempre organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus e CDO Impresa Sociale, con la collaborazione dei Volontari Vincenziani, l'Associazione Nazionale Alpini e tanti tanti volontari e buona gente, l’iniziativa si svolge ogni anno, l’ultimo sabato di novembre.

Pochi giorni fa l’ISTAT ha rilevato il forte aumento della povertà in Italia che ora tocca il 12,8% della popolazione. Così il Banco Alimentare rinnova l’invito, per sabato 29 novembre, ad un gesto di carità e alla condivisione del bisogni.

Sarà infatti possibile consegnare in oltre 7600 supermercati parte della propria spesa da devolvere in beneficenza ai centomila volontari che impegnati in tutta Italia. Tutti gli alimenti raccolti saranno distribuiti a 8500 enti convenzionati con il Banco Alimentare. per lo più mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà o centri d’accoglienza.

Troverete sul sito della Fondazione Banco Alimentare (cliccate qui) l'elenco di tutti i supermercati aderenti.

Comunque, andando in giro, se vedrete delle persone con una pettorina gialla su cui campeggia una formichina affaccendata a portare la spesa (come quella qui sopra!), bene, lì fanno la Colletta Alimentare! Fermatevi e fate qualcosa!

La Cooperativa Capitani Coraggiosi invita caldamente tutti i soci, gli amici e i simpatizzanti a collaborare fattivamente alla Colletta, aiutando, comprando e versando offerte alla Fondazione!

Noi ci saremo!!!


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mercoledì 19 novembre 2008

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ISTRUZIONE/ Sui fondi riservati alle scuole paritarie il governo dimostra una grave debolezza culturale

Da Il Sussidiario.net
Articolo di Vincenzo Silvano

Le scuole paritarie primarie e dell’infanzia hanno saputo solo in questi giorni che non potranno disporre dell’anticipo dei contributi spettanti per l’anno scolastico 2008/2009, già stanziati dal Bilancio 2008 e già assegnati dal Ministero dell’Istruzione. Interpellate, le Direzioni scolastiche regionali, che devono provvedere a erogare le somme ai destinatari, hanno comunicato che le casse sono vuote. E’ del tutto inusuale che fondi già stanziati vengano bloccati brutalmente. Si tratta di soldi che servono alle scuole per vivere ogni giorno, soldi di prima necessità. Non si riusciranno a pagare le tredicesime agli insegnanti. La ragione è che il ministero delle Finanze ha bloccato i fondi, almeno finché non sia terminata la sessione di Bilancio.

Poiché la sessione di Bilancio è cominciata da quando è stata approvata formalmente la Legge finanziaria da parte del Consiglio dei Ministri, ci si chiede perché il ministro dell’Istruzione e il suo apparato non si siano accorti da subito dello scippo o, peggio, abbiano finto di non vederlo o, peggio ancora, abbiano, per disattenzione e sciatteria, trascurato “il particolare”.

Su questo è dunque lecito porre alcune domande:

  1. Il programma di governo del centrodestra non aveva, tra i suoi punti cardine, la libertà educativa? Le promesse elettorali sono dunque carta straccia?

  2. Il Governo non si era impegnato a provvedere all’introduzione di una effettiva libertà di scelta da parte delle famiglie, dopo l’approvazione dell’ordine del giorno presentato il 9 ottobre proprio su questo tema?

  3. Il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas non ha forse garantito ufficialmente che «i finanziamenti pubblici per le scuole paritarie verranno assicurati dell'ammontare necessario a garantirne il funzionamento a pieno regime?»

  4. Non si era detto (ilsussidiario.net, 11 novembre 2008) che sarebbe stato discusso e votato un altro ordine del giorno che, oltre a chiedere i fondi per gli istituti di istruzione non statali, avrebbe posto anche la questione della piena e totale parità scolastica da raggiungere entro la fine della legislatura?

  5. Non preoccupa nessuno il fatto che possano chiudere le scuole paritarie, con conseguente trasferimento di tutti gli alunni alle statali, dove il costo è dieci volte superiore?

Quale che sia la risposta a queste domande, emerge con tutta evidenza un dato culturale e perciò politico di prima grandezza: che i temi dell’istruzione e dell’educazione non sono al primo posto nell’agenda del governo. Mentre si buttano milioni di euro in improbabili salvataggi di carrozzoni clientelari, quali l’Alitalia, in nome della lisa retorica della compagnia di bandiera nazionale, non si provvede alle necessità essenziali della Nazione. L’educazione è l’ossigeno del paese, è il respiro delle giovani generazioni. Non è un optional. Possiamo stringere la cinghia su tutto, risparmiare, razionalizzare, ma non morire.

Resta da constatare malinconicamente il divario tra le promesse e la realtà effettuale. Non è la prima volta. Le promesse, si sa, generano consenso, quanto più sono rutilanti e multicolori. Ma quando i fuochi d’artificio si spengono nel buio, anche il consenso ne condivide il destino.

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venerdì 14 novembre 2008

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Un grazie alla CdO Marche Sud

Un grazie alla Compagnia delle Opere Marche Sud che pubblicizza l'incontro sulla nostra scuola di domani pomeriggio.

Qui sotto trovate il collegamento alla pagina del sito della CdO Marche Sud, che si interessa attivamente alla cosa.

Grazie!

http://www.cdomarchesud.it/news-dettaglio.asp?ID=276
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giovedì 6 novembre 2008

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Scuola: presa di posizione di deputati PDL

Valutiamo positivamente quanto detto dal Presidente del Consiglio, Berlusconi: siamo favorevoli al reintegro dei fondi alle scuole non statali. Questa è una decisione utile anche per il bilancio dello Stato. L’emendamento presentato anche a nostra firma, e all’esame della commissione Bilancio, va in tale direzione”. Lo affermano in una nota congiunta i deputati del Pdl Toccafondi, Lupi, Farina, Vignali, Palmieri.

Reintegrare il capitolo di bilancio riferito alla scuola non statale di 134 milioni di euro - sostengono - significa non aumentare la spesa delle famiglie e dello Stato”. “Come è a conoscenza di molti - rilevano i parlamentari Pdl - un bambino che frequenta una scuola non statale ha un costo annuo più basso, molto più basso, del costo riferito alla scuola statale”.

I deputati fanno l’esempio di un bambino iscritto alla scuola dell’infanzia. E sostengono: “Lo Stato, se questo è iscritto ad una scuola non statale, contribuisce con 584 euro l’anno.
Se il bambino frequenta una scuola pubblica, il costo statale arriva a 6.116 euro l’anno.
Se il bambino frequenta una scuola paritaria c’è un risparmio per le finanze pubbliche di 5.532 euro l’anno a bambino e il risparmio dello stato per il solo settore della scuola dell’infanzia è complessivamente di 3.436 milioni di euro. Se poi si considerano i dati relativi anche alla scuola primaria il risparmio per lo stato sale a 4.638 milioni di euro”.

È quindi chiaro – aggiungono - che se il contributo statale diminuisse, le rette aumenterebbero con la conseguenza di minori iscrizioni alle scuole non statali ed un conseguente aumento delle iscrizioni alle scuole statali. La conseguenza logica sarebbe di un aumento dei costi per lo Stato”.

Così il reintegro del fondo, riportandolo alla cifra presente in bilancio dal 2000 ad oggi, - concludono - rappresenta oltre che il primo passo verso la reale parità scolastica anche un azione di aiuto alle famiglie e al bilancio nazionale”.
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