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venerdì 20 febbraio 2009

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L'ultimo numero di Avanti Popolo!, la newsletter dei Centri di Solidarietà.

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Ci vediamo a Trani!

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venerdì 12 dicembre 2008

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Se fare del bene diventa esperienza: le storie del banco alimentare a Palermo

«Spesso il semplice gesto di carità, di assistenza, non lascia traccia, memoria, nella nostra mentalità, si aderisce, ad esempio alla colletta, disattenti al vero fine così si compie un gesto generico, burocratico e nemico del vero bisogno. Dico questo perché io per primo, ero così, superficiale, disattento, preferivo muovermi solo per un mio tornaconto, ma la realtà è un’altra».

Circa otto anni fa Antonio di Cristofalo perdeva il lavoro «in un attimo tutto quello che mi sembrava scontato, tutte le mie certezze, si sbriciolavano». Poi ha iniziato a lavorare per il Banco Alimentare di Palermo, inizialmente come volontario. Oggi è diventato responsabile della logistica del magazzino della Sicilia occidentale. «Sette anni ricchi di incontri, esperienze, con persone di ogni estrazione sociale, una vera e propria scuola di vita!» Quello che gli è accaduto, che ha dato una svolta alla sua vita, proprio nel momento di maggiore difficoltà, Antonio lo rivive ogni giorno: le storie di chi lavora presso il magazzino del “Banco” di Palermo sono piccoli miracoli che ogni giorno permettono «Di gestire più di 2000 tonnellate di cibo, che sfamano 100 mila poveri movimentate in 500 metri quadrati di magazzino, un miracolo, come quello che è successo a me». Uno di loro ha bruciato la sua adolescenza. Dall'allontanamento dagli affetti famigliari, alle amicizie sbagliate, una serie di errori che ancora oggi paga. Il suo atteggiamento è irruento e scontroso, «va seguito e spinto nel lavoro», ma piano piano il suo atteggiamento si sta modificando, con ripercussioni positive anche nella sua vita privata. Un altro ha 33 anni, è arrivato al Banco Alimentare di Palermo grazie a una borsa lavoro, ha un passato difficile, fatto di lavori precari, di solitudine, di droga. Ora sta recuperando il tempo perduto, paga il suo debito con la giustizia, si sta disintossicando, e dando una mano al magazzino di Palermo sta aiutando se stesso a riprendere il filo della sua vita. Uno dei volontari ha 26 anni, ha un handicap fisico e lavora al Banco ormai da una vita. Ogni mattina viene accompagnato al magazzino dal padre e lì ha trovato una compagnia sincera, dove aiuta e viene aiutato, un ambiente dove non ci sono pregiudizi e non si sente diverso dagli altri.

Lo stesso accade nel periodo della colletta, quando «si rischia di essere sommersi dalle tante difficoltà, dalla fatica, dalle tante cose da organizzare – conclude Antonio - si ha sempre il timore che manchino i volontari per coprire i supermercati, poi, come accaduto quest'anno, sono arrivati più di 2000 volontari. E il lunedì mattina, quando riapro il magazzino con centinaia di scatole da sistemare, verrebbe voglia di scappare, poi guardo i ragazzi che mi aiutano nel mio lavoro, penso alle loro storie, guardo al risultato ottenuto, un esercito tra giovani e adulti che tra mille avversità è riuscito a contagiare la gente che si è fidata, consegnando nelle loro mani ed alla nostra responsabilità 9970 tonnellate di cibo... un miracolo».
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mercoledì 3 dicembre 2008

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C'è letteratura su di noi - Colletta Alimentare 2 - Facce e faccine!

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lunedì 1 dicembre 2008

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Colletta Alimentare - I risultati non si piegano a crisi e maltempo! Evviva la Formichina!


01/12/2008 - 6.04 I risultati della XII giornata nazionale della Colletta alimentare non si piegano a crisi e maltempo: quasi 9 mila tonnellate di cibo raccolto, addirittura più dell'anno scorso. Ma tanto quanto i risultati stupiscono le storie, i volti e le persone che li rendono possibili.

Qui di seguito l'articolo di Gianluigi Da Rold su IlSussidiario.net.

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.

Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.

Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.

E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse
condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita
per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle.

Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.

Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.

Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.

Ieri c’erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.

Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.

Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.

Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.

Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.

Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.

O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".

«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.


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venerdì 28 novembre 2008

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COSE CHE SUCCEDONO DAVVERO - "La carità cambia la vita" - Torna la Colletta Alimentare, giunta alla dodicesima edizione.




Come sempre organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus e CDO Impresa Sociale, con la collaborazione dei Volontari Vincenziani, l'Associazione Nazionale Alpini e tanti tanti volontari e buona gente, l’iniziativa si svolge ogni anno, l’ultimo sabato di novembre.

Pochi giorni fa l’ISTAT ha rilevato il forte aumento della povertà in Italia che ora tocca il 12,8% della popolazione. Così il Banco Alimentare rinnova l’invito, per sabato 29 novembre, ad un gesto di carità e alla condivisione del bisogni.

Sarà infatti possibile consegnare in oltre 7600 supermercati parte della propria spesa da devolvere in beneficenza ai centomila volontari che impegnati in tutta Italia. Tutti gli alimenti raccolti saranno distribuiti a 8500 enti convenzionati con il Banco Alimentare. per lo più mense per i poveri, comunità per minori, banchi di solidarietà o centri d’accoglienza.

Troverete sul sito della Fondazione Banco Alimentare (cliccate qui) l'elenco di tutti i supermercati aderenti.

Comunque, andando in giro, se vedrete delle persone con una pettorina gialla su cui campeggia una formichina affaccendata a portare la spesa (come quella qui sopra!), bene, lì fanno la Colletta Alimentare! Fermatevi e fate qualcosa!

La Cooperativa Capitani Coraggiosi invita caldamente tutti i soci, gli amici e i simpatizzanti a collaborare fattivamente alla Colletta, aiutando, comprando e versando offerte alla Fondazione!

Noi ci saremo!!!


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martedì 21 ottobre 2008

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Sempre sull'incontro dei Centri di Solidarietà a Pesaro

Due cose che servono a sintetizzare bene l'incontro di Pesaro, la sua piacevolezza, il suo valore, la sua bellezza:

"La evidente diversità (dei partecipanti a questo incontro, n.d.r.) è occasione di una ricchezza da condividere, perché la prospettiva con cui ci muoviamo è quella del legame, e non dell’autonomia. Torniamo a casa non con qualcosa, ma con qualcuno: è positivo perché ci siete, e non perché vi posso usare”.

Enrico Tiozzo Bon,
Presidente della Federazione dei Centri di Solidarietà della Compagnia delle Opere

Poi la citazione che segue va letta con un dialetto alla Paolo Cevoli, alias Cangini Palmiro, assessore alle attività varie ed eventuali del Comune di Roncofritto, perché è stata pronunciata dal bravissimo e simpaticissimo Stefano Bondi del CdS di Forlì (la foto illustra bene il momento):


"Questi svantaggiati trovano un da fare delle cose che anche adesso che è un momento di crisi bestiale!"


E la foto che vedete è un altro momento di sintesi grandiosa: Giorgio Pellei consegna ad uno stupito e gongolante Silvio Cattarina il giubbetto smanicato della cooperativa di tipo "B" Hobbit (il che è già un programma). Silvio indossa sempre questo originalissimo capo di abbigliamento, di cui è uno sfegatatissimo amante, ed è stato fantastico regalargliene uno in diretta!
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venerdì 17 ottobre 2008

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Ecco cosa sono i Centri di Solidarietà!

Giovedì 13 ottobre c’è stato un incontro di formazione per gli operatori dei Centri di solidarietà presso la cooperativa “L’imprevisto” di Pesaro, nota all’ambiente ma anche a livello nazionale per la presenza eccezionale di Silvio Cattarina e dei sui amici e per il lavoro educativo che fanno attraverso le loro comunità per minori. L’incontro, svoltosi nell’ambito del progetto “Avanti popolo” della Federazione Centri di Solidarietà della Compagnia delle Opere, finanziato dai fondi ministeriali della legge 383/2000, ha goduto della partecipazione di rappresentanti di Ferrara, Chioggia, Porto San Giorgio, Faenza, Forlì, Rimini e altre zone del Centro Italia.
Il tema della discussione della serata, anzi della “cena di lavoro” (così piace chiamarle al nostro amico Enrico Tiozzo Bon) è stato una riflessione su ciò che costituisce il punto centrale, potremo dire il “cuore” dei CdS (i nostri Centri di Solidarietà, una vecchia ma ancora validissima intuizione per stare vicini alle persone nelle loro cose concrete).
Le testimonianze ricche di chi ha partecipato hanno mostrato con i fatti che ciò che porta frutto nel lavoro del CdS è il “popolo" che sta dietro un CdS e lo sguardo gratuito di questo popolo che ,senza un proprio tornaconto, aiuta, partecipa,"fa il tifo", prega, promuove, mette in rapporto, sta accanto a chi è nel bisogno e, facendo questo, viene a sua volta educato , aiutato, promosso...
Questa è la forza del CdS.
A me personalmente colpisce il fatto che dovunque andiamo -Ferrara, Milano, Chioggia, Pesaro, Udine, Foggia- troviamo sempre un bel popolo che ci aspetta e che ci accoglie, a volte senza neanche esserci mai visti, come amici da sempre e la condivisione delle nostre esperienze genera una ricchezza che è per tutti.
Ringrazio pertanto Enrico Tiozzo come presidente dell’Associazione di promozione sociale nazionale Santa Caterina da Siena per l’opportunità che ci dà e Silvio Cattarina per l’accoglienza e l’amicizia che ci riserva personalmente.

Giorgio Pellei
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