mercoledì 29 ottobre 2008

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Un carcerato racconta la sua esperienza del Cammino di Santiago

“Per me è più di una benedizione”

di Nieves San Martín

ESTELLA, martedì, 28 ottobre 2008 (ZENIT.org).- “Dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

Ad affermarlo questo martedì a ZENIT è I.H, un giovane 27enne delle Canarie che percorre sei tappe del Cammino di Santiago in compagnia di altri undici compagni del Centro Penitenziario di Nanclares de Oca, a Vitoria (Paesi Baschi, Spagna), su iniziativa della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria e del sacerdote Txarly Martínez de Bujanda.

Come si fa da sette anni, un gruppo di reclusi sta percorrendo varie tappe del Cammino. Si tratta di un'attività consolidata per il suo successo.

Padre Txarly ha spiegato a ZENIT che nel 2002 lavorava con i giovani a Santiago de Compostela e dal carcere il cappellano gli propose questa attività, che si svolge in genere a ottobre. Nel mese di maggio si propone un altro pellegrinaggio da Nanclares a Santiago, e questo tragitto è stato compiuto anche da donne, passando per Álava.

L'obiettivo del progetto è rispondere al mandato costituzionale di orientare la pena che priva della libertà verso la rieducazione e il reinserimento sociale del recluso.

La scelta dei dodici carcerati della prigione di Nanclares è stata lasciata da padre Txarly ai dirigenti del centro penitenziario, che hanno proposto fino a venti nomi perché la Junta de Tratamiento ne selezionasse dodici.

Incidenti? “Quasi mai – ha affermato il sacerdote –, ma che caso, se qualche volta viene il direttore ci sono piccoli problemi, ma senza importanza, come il fatto di non pranzare, di intrattenersi a fare compere, ma alla fine della tappa sono lì ad aspettarci e hanno avvisato l'hotel che stiamo arrivando!”. Nulla che sia usuale nei gruppi di pellegrini o di turisti.

Naturalmente al sacerdote viene la pelle d'oca quando avviene, ma alla fine tutto si risolve in una risata. E' il rischio della libertà.

I.H. è felice. “Sono molto orgoglioso di venire dalle Canarie e di vedere tutto questo: la natura, tutto... stiamo iniziando, lo consiglio a tutti i giovani, si conosce altra gente...”.

“Ti è servito anche per la tua anima?”. “Sì, molto – riconosce –, dopo tutto quello che ho passato, questo per me è una benedizione e più di una benedizione, dopo cinque anni e qualcosa senza uscire”.

A I.H mancano solo 73 giorni per tornare nelle Canarie e rivedere i figli, i genitori e i nonni.

L'iniziativa cerca di raggiungere il suo obiettivo mettendo a disposizione dei carcerati le risorse necessarie per superare gli aspetti della loro personalità e del loro ambiente sociale e familiare che li hanno portati a contravvenire alle regole, e preparare il ritorno alla vita in libertà.

“Per questo abbiamo bisogno che vivano esperienze positive in quanto a valori, forme di relazione pro-sociale e l'imparare a rispettare le norme che reggono ogni collettività. Crediamo fermamente che questo progetto promuova tutto ciò che è stato descritto e puntiamo sul cambiamento di quegli aspetti negativi che li hanno portati a delinquere”, sottolineano i responsabili della Pastorale Penitenziaria della Diocesi di Vitoria.

Il progetto equipara la tappa del carcere a “iniziare un cammino”, la cui meta è preparare il successivo rientro nella società. Per questo, si è scelto di percorrere alcune tappe del Cammino di Santiago.

I destinatari del progetto sono reclusi in secondo grado di trattamento (regime ordinario). La partecipazione all'attività è volontaria.

Altri obiettivi sono promuovere valori positivi, rafforzare le relazioni interpersonali in un ambiente diverso dal penitenziario, migliorare le capacità sociali, potenziare il rispetto di se stessi (autostima) e del gruppo (coesione), osservazione e conoscenza in modo più approfondito dei problemi specifici dei reclusi, promuovere la conoscenza dell'ambiente culturale e artistico delle zone che si visitano, migliorare le capacità fisiche e potenziare abitudini salutari (miglioramento della salute attraverso lo sport), convivenza tra reclusi e personale.

Dal 27 ottobre al 1° novembre partecipano a questa esperienza, oltre ai dodici reclusi, il cappellano del centro, vari volontari della Pastorale Penitenziaria e membri dell'Équipe di Trattamento. L'associazione Gizabidea collabora all'esperienza con due camion di sostegno per le tappe. In ciascuna delle città del Cammino si realizzano visite a luoghi di rilievo culturale e storico.

Le tappe sono così organizzate: il 27 ottobre da Lorca a Estella (10 km), il 28 da Estella a Los Arcos (21 km), il 29 da Los Arcos a Viana (20 km), il 30 da Viana a Navarrete (23 km), il 31 da Navarrete ad Azofra (21 km), il 1° da Azofra a Santo Domingo (16 km). Il ritorno avverrà poi in autobus.

In totale si tratta di circa 100 chilometri, un dono per chi finora ha avuto la prospettiva di cento passi, avanti e indietro, vedendo sempre gli stessi volti, in un cortile di fronte al muro di una libertà sognata.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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“Fuoco amico” sulla parità


Se passano i tagli previsti dal governo molte scuole non statali chiuderanno.

L’8 marzo 2007 il direttore generale del ministero della Pubblica istruzione diramava una circolare in cui invitava l’amministrazione a versare le risorse finanziarie alle scuole paritarie. Risorse che, scriveva l’allora dg, considerate le inadempienze precedenti, erano dovute «in misura maggiorata». La circolare Dutto non era nient’altro che un documento attuativo del decreto del 29 dicembre 2006 di Tommaso Padoa-Schioppa, ministro di un governo ideologicamente ostile alla scuola non statale, ma rispettoso delle leggi vigenti. Nel nostro caso, la legge n° 62 del 10 marzo 2000, approvata dal governo D’Alema, che riconosce le scuole paritarie come parte integrante del sistema pubblico dell’istruzione italiana. Domanda: possibile che sia proprio il governo Berlusconi a mettere in discussione quella legge? Purtroppo è quello che accadrà se Mariastella Gelmini non riuscirà a ottenere da Giulio Tremonti uno stralcio al provvedimento che taglia di circa un quarto i contributi alle scuole paritarie. Si tratta, solo per il 2009, di una riduzione di oltre 130 milioni di euro. Ma una misura nascosta nelle pieghe della Finanziaria parla chiaro: gli stanziamenti per le paritarie caleranno per tutto l’arco del prossimo triennio, fino ad attestarsi, nel 2011, alla somma di 312 milioni euro contro i 535 dell’anno in corso. Domanda: vi pare sensato strangolare il sistema delle scuole paritarie che riceve briciole di risorse, ma che alleggerisce lo Stato di una spesa pari a sei miliardi di euro annui (basta moltiplicare 6 mila euro, che è quanto costa mediamente allo Stato un alunno della scuola statale, per il milione di studenti che frequenterebbero anch’essi le scuole statali se non fossero iscritti alle paritarie)? Vi pare normale che la parità scolastistica rischi di cadere vittima del “fuoco amico”?

Da Tempi, 29 Ottobre 2008

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martedì 28 ottobre 2008

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La scure della Gelmini sulle scuole private

Permetteteci di dire: mai deleghe in bianco. Eccovi l'articolo di Vittadini su Il Riformista di oggi.

Una certa mitologia ideologica che sta alimentando lo sciopero del 30 e che viene ad arte replicata nelle manifestazioni degli studenti, afferma che i tagli alla scuola pubblica sono fatti per finanziare la scuola privata. Ma non è così. Nel “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e il bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011” la voce complessiva riguardo l’istruzione è aumenta di 656milioni di euro: all’istruzione primaria andranno oltre 242milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di primo grado 228milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di secondo grado 395milioni di euro in più. Invece, il capitolo di bilancio riguardo l’istituzione scolastica non statale passa dai 535milioni e 318mila euro del 2008 ai 401milioni e 924mila euro per le previsioni del 2009, ovvero 133milioni e 393mila euro in meno. Inoltre, la voce “istruzione non statale” prevede per il 2010 una cifra pari a 406milioni e 121mila euro e per il 2011 la cifra di 312milioni e 410mila euro.

C’è da precisare inoltre che la riduzione non riguarda le scuole medie e superiori, ma la scuola materna e la scuola elementare, livelli di scuola che hanno sempre ricevuto fondi statali. Sono scuole gestite da ordini religiosi o cooperative di famiglie, situate nei quartieri periferici e nei paesi a cui molte famiglie “del popolo”, spesso poco abbienti, mandano i figli perché sanno che vengono assicurati nello stesso tempo un’educazione ricca di ideali ed un alta qualità di insegnamento. Accolgono infatti ben 531.258 bambini su 1.652.689 della scuola dell’infanzia e 196.776 su 2.820.150 bambini della scuola primaria. Determinate è il loro contributo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuole materne ed elementari italiane, sancito dalle inchieste internazionali.

Tuttavia, alla faccia della parità giuridica sancita dal ministro Berlinguer, non solo non si mette in programma di garantire l’effettiva libertà delle famiglie di scegliere le scuole paritarie attraverso detrazioni e deduzioni fiscali, ma le si vuole affossare definitivamente attraverso questi tagli di fondi che costringeranno le scuole ad aumentare le rette aggravando ulteriormente la situazione delle famiglie o addirittura a chiudere.

La legge 133/08 impone di ridurre il debito pubblico nazionale senza ricorrere all’aumento della pressione fiscale, rispettando così gli accordi internazionali e quindi i tagli anche per il comparto dell’istruzione sono inevitabili. Tuttavia, ogni ministero può decidere liberamente come effettuare i tagli ed è quindi ancora possibile correggere questa scelta, tanto più che il taglio medio imposto dal Ministero del tesoro a ogni ministero è del 10%, mentre i tagli previsti per la scuola libera sono del 25-30%! Per questo 40 deputati della maggioranza hanno firmato un emendamento che propone di effettuare riduzioni di spesa del Ministero della pubblica istruzione in settori meno strategici. Sono pronti a votarlo anche molti deputati dell’opposizione, consci che si tratta di battaglia bipartisan di tante famiglie per la difesa della “biodiversità” della scuola italiana. Chi, sia nel mondo cattolico che in quello laico, si astiene dal prendere posizione, sia conscio di collaborare all’ulteriore desertificazione della scuola italiana, per il male di tutti.

Giorgio Vittadini

Da Il Riformista, 28 ottobre 2008
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martedì 21 ottobre 2008

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Sempre sull'incontro dei Centri di Solidarietà a Pesaro

Due cose che servono a sintetizzare bene l'incontro di Pesaro, la sua piacevolezza, il suo valore, la sua bellezza:

"La evidente diversità (dei partecipanti a questo incontro, n.d.r.) è occasione di una ricchezza da condividere, perché la prospettiva con cui ci muoviamo è quella del legame, e non dell’autonomia. Torniamo a casa non con qualcosa, ma con qualcuno: è positivo perché ci siete, e non perché vi posso usare”.

Enrico Tiozzo Bon,
Presidente della Federazione dei Centri di Solidarietà della Compagnia delle Opere

Poi la citazione che segue va letta con un dialetto alla Paolo Cevoli, alias Cangini Palmiro, assessore alle attività varie ed eventuali del Comune di Roncofritto, perché è stata pronunciata dal bravissimo e simpaticissimo Stefano Bondi del CdS di Forlì (la foto illustra bene il momento):


"Questi svantaggiati trovano un da fare delle cose che anche adesso che è un momento di crisi bestiale!"


E la foto che vedete è un altro momento di sintesi grandiosa: Giorgio Pellei consegna ad uno stupito e gongolante Silvio Cattarina il giubbetto smanicato della cooperativa di tipo "B" Hobbit (il che è già un programma). Silvio indossa sempre questo originalissimo capo di abbigliamento, di cui è uno sfegatatissimo amante, ed è stato fantastico regalargliene uno in diretta!
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Educazione - Alcol, il vizio che uccide - la strage dei giovani.

Roccella: «rischio bicchiere» per un minorenne su cinque

DA Avvenire di oggi 21 Ottobre 2008
di Pino Ciociola

Scorre meno alcol di prima, nel nostro Paese, ma fa molti più danni: così al governo sta venendo qualche idea (alcune nuove, altre recuperando vecchie proposte) per cominciare a ridurre le conseguenze dell’alzare troppo il gomito. «In Italia ci sono nove milioni di individui d’età superiore agli 11 anni che consumano alcol secondo modalità a rischio», avvisa subito Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare (con delega alla Sanità e alle Politiche sociali), aprendo ieri la prima “Conferenza nazionale sull’alcol”, che chiude oggi. Com’è noto, ancora, tra gli 11 e i 15 anni un ragazzo su cinque è consumatore a rischio di alcol. E “beve” il 19,5 per cento dei minorenni.
«Preoccupazione». Se dunque la quantità media di alcol consumato annualmente a testa «è di 7,5/8 litri, contro gli 11,5 di trent’anni fa» (poco rispetto agli altri Paesi europei, ma più dei 6 litri raccomandati dall’Oms) – come spiega Car la Collicelli, vicedirettore della Fondazione Censis – però «destano preoccupazione sociale soprattutto gli incidenti e le morti sulle strade nei weekend, spesso correlati al l’abuso di alcol e sostanze da parte dei giovani». Tanto più – usando di nuovo parole e cifre della Roccella – che «su cento individui a rischio di sesso maschile, sette sono minorenni» e che «tra le donne proprio le minorenni sono quelle che presentano comportamenti più a rischio». Morale consequenziale e drammatica? «I dati che riguardano le nuove generazioni suscitano un vero allarme».
Niente vendita ai minori. I ragazzi tra 16 e 18 anni hanno del resto accesso libero e incondizionato all’acquisto di alcol e magari si spiega anche così l’esplosione tra i giova­nissimi a rischio (740mila tra 11 e 17 anni). Mentre a chi ha meno di 16 il divieto previ sto è la somministrazione. Quindi – ha precisato il sottosegretario – «va colmato il vuoto legislativo che c’è nel nostro paese sul divieto di vendita, e non solo di somministrazione, degli alcolici ai minori». E ancora: «Bisogna riprendere in mano il provvedimento, troppo in fretta abbandonato, che limita l’offerta di alcolici nelle discoteche, e considerare di estenderlo anche ad altri locali ».
Rafforzare controlli e sanzioni. Dunque fra le idee governative (su proposta della Consulta nazionale alcol) c’è l’innalzamento dell’età per somministrazione e vendita ai diciotto anni, ma insieme rafforzando an che i controlli e l’applicazione delle san zioni a carico degli esercenti che ignorino la norma.
Meno alcol per guidare. La strada resta capitolo dolorosissimo. Perciò si vuole anche abbassare l’alcolemia consentita alla guida e «con misure differenziali per i guidatori principianti, più giovani e quindi più inesperti », sottolinea la Consulta. Modificando l’attuale divieto di vendita dei superalcolici sulle autostrade nelle ore notturne e sosti tuendolo «con un divieto di vendita di tutte le bevande alcoliche».
«Più collaborazione da chi vende». Bisogna infine «chiedere ai produttori e agli esercenti più di collaborazione e responsabilità – dice la Roccella – che se a breve termine può essere costoso, sul lungo periodo si risolverà in un vantaggio di immagine » e «comunque in un vantaggio per la comunità per i costi umani e sociali da pagare».
In Francia s’interviene. Annotazione da registrare Oltralpe. Domani il governo francese presenterà una serie di misure per combattere la diffusione dell’alcol fra i minorenni, compresa quella di vietar loro totalmente la vendita di bibite alcoliche: risultato, questo, della tendenza in aumento fra i giovani di sbronzarsi (specie nel fine settimana) e soprattutto dell’aumento del 50 per cento tra il 2002 e il 2007 dei ricoveri di ragaz zi sotto i 15 anni per coma etilico.
Le «culture bagnate». Anche il quadro italiano impone una certa fretta. Cresce fra i giovani – registra Carla Collicelli – «una tolleranza diffusa nei confronti di alcuni eccessi saltuari, tipici delle “culture bagnate” del Nord Europa», con la necessità di «rafforzare fattori protezione vecchi e nuovi», di «diffondere una sana cultura dell’alimentazione e del buon bere» e «sviluppare una prevenzione primaria sistemica» .
“L’edonismo calcolato”. Ancora la Roccella: «Un recente studio americano afferma che troppi giovani ricercano intenzionalmente l’ubriacatura come una forma di edonismo calcolato, perciò propongono terminologia, “ubriacatura estrema”, per definire il fenomeno del consumo eccessivo di alcol fra i giovani».
In Italia nove milioni di soggetti sopra gli 11 anni sono consumatori secondo modalità a rischio. Le ragazze risultano più esposte
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venerdì 17 ottobre 2008

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Ecco cosa sono i Centri di Solidarietà!

Giovedì 13 ottobre c’è stato un incontro di formazione per gli operatori dei Centri di solidarietà presso la cooperativa “L’imprevisto” di Pesaro, nota all’ambiente ma anche a livello nazionale per la presenza eccezionale di Silvio Cattarina e dei sui amici e per il lavoro educativo che fanno attraverso le loro comunità per minori. L’incontro, svoltosi nell’ambito del progetto “Avanti popolo” della Federazione Centri di Solidarietà della Compagnia delle Opere, finanziato dai fondi ministeriali della legge 383/2000, ha goduto della partecipazione di rappresentanti di Ferrara, Chioggia, Porto San Giorgio, Faenza, Forlì, Rimini e altre zone del Centro Italia.
Il tema della discussione della serata, anzi della “cena di lavoro” (così piace chiamarle al nostro amico Enrico Tiozzo Bon) è stato una riflessione su ciò che costituisce il punto centrale, potremo dire il “cuore” dei CdS (i nostri Centri di Solidarietà, una vecchia ma ancora validissima intuizione per stare vicini alle persone nelle loro cose concrete).
Le testimonianze ricche di chi ha partecipato hanno mostrato con i fatti che ciò che porta frutto nel lavoro del CdS è il “popolo" che sta dietro un CdS e lo sguardo gratuito di questo popolo che ,senza un proprio tornaconto, aiuta, partecipa,"fa il tifo", prega, promuove, mette in rapporto, sta accanto a chi è nel bisogno e, facendo questo, viene a sua volta educato , aiutato, promosso...
Questa è la forza del CdS.
A me personalmente colpisce il fatto che dovunque andiamo -Ferrara, Milano, Chioggia, Pesaro, Udine, Foggia- troviamo sempre un bel popolo che ci aspetta e che ci accoglie, a volte senza neanche esserci mai visti, come amici da sempre e la condivisione delle nostre esperienze genera una ricchezza che è per tutti.
Ringrazio pertanto Enrico Tiozzo come presidente dell’Associazione di promozione sociale nazionale Santa Caterina da Siena per l’opportunità che ci dà e Silvio Cattarina per l’accoglienza e l’amicizia che ci riserva personalmente.

Giorgio Pellei
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giovedì 16 ottobre 2008

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Scuola, ecco le bugie di chi vuol fare la guerra alla riforma

da Il Giornale di martedì 14 ottobre 2008
articolo di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.


Si odono nuovi venti di guerra sulla scuola dove non solo la Cgil, ma anche le sigle autonome e la Cisl, minacciano uno sciopero generale contro le riforme del ministro Gelmini in approvazione in Parlamento. Hanno ragione?

Verifichiamolo. Si paventa la riduzione delle risorse come motivo di un ulteriore peggioramento della qualità della scuola italiana. Si dimentica tuttavia che siamo già nei primi posti, tra i Paesi dell’Ocse, come spesa per istruzione primaria e secondaria superiore, ma ciò non incide sulla qualità. Hanushek, studioso di sistemi scolastici, ha infatti dimostrato che non esiste correlazione tra spesa per la scuola e sua qualità. Inoltre l’Italia ha già un numero di ore di insegnamento elevato (nella fascia 7-11 anni supera del 20% la media dei Paesi Ocse), ma ai primi posti per la qualità nell’apprendimento vi sono Paesi dove si sta a scuola molto meno.

Il fatto è che, come dimostra un altro grande studioso di sistemi scolastici, Wossmann, determinante per la qualità è piuttosto il grado di autonomia delle scuole per quel che riguarda programmi, budget, determinazione dello stipendio degli insegnanti. Qui stanno le dolenti note del sistema italiano: la spesa del ministero dell’Istruzione è per il 96,98% spesa per il personale che, né preside, né chicchessia, può in alcun modo intervenire a modificare e razionalizzare.

Non solo, il numero degli insegnanti in Italia supera quello della media Ocse. Chi oppone il fatto che questo dipenda dalla particolare configurazione del territorio italiano, per cui bisogna assicurare l’istruzione anche nelle aree rurali e di montagna, dovrebbe riflettere sul fatto che la nostra legislazione è stata quantomeno di manica larga nel concedere lo status di “comune montano” a circa 4200 comuni, circa la metà di tutti i comuni italiani! Oppure deve interrogarsi sul perché anche in aree omogenee, socialmente e territorialmente, il numero di insegnanti per classe è molto diverso, segnalando che in certi posti vige un clientelismo ammantato da ragioni sociali.

Pur rispettando le garanzie sociali, occorre chiedersi inoltre se sia davvero necessario un numero così elevato di insegnanti di sostegno (oltre il 10% degli insegnanti complessivi), con un costo che è arrivato a superare i 4 miliardi di euro, al punto che lo stesso governo Prodi aveva predisposto norme ancora non attuate per un accertamento più rigoroso degli handicap. La verità è che si è usata la scuola come strumento per creare occupazione fittizia a discapito della qualità e contro gli stessi insegnanti che hanno una paga da fame e non proporzionata al merito.

Per questo la guerra dei sindacati contro una riduzione del personale, prevista soprattutto con la non sostituzione di parte del personale che andrà in pensione nei prossimi anni, è pura e prepotente battaglia corporativa che ignora, oltre alla realtà dei fatti, le associazioni professionali degli insegnanti e il giudizio di ogni cittadino, utente del servizio. Si abbia il coraggio di ignorare il loro sciopero che è “generale” solo nei proclami.

(Il Giornale, 14 Ottobre 2008)
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mercoledì 15 ottobre 2008

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Il diritto dei genitori è precedente al diritto dello Stato.

"Il diritto dei genitori sul figlio è precedente al diritto dello Stato. Dove lo Stato obbliga i genitori a mandare il loro figlio in una istituzione che questi deve frequentare per molte ore al giorno e dalla quale la sua mente non può che essere formata nel periodo più critico del suo sviluppo, il genitore ha un diritto di richiedere allo Stato che quell’istituzione sia di un tipo che egli approva. Nel caso particolare del genitore cattolico che vive sotto l’autorità di uno stato anticattolico come l’Inghilterra, i membri del corpo cattolico hanno un pieno diritto politico di richiedere che l’intera spesa dovuta per l’educazione obbligatoria dei propri figli sia sostenuta dallo Stato ma che sia in mani cattoliche - soggette naturalmente alla condizione che quel denaro imposto per un particolare scopo debba essere speso per l’educazione".

Hilaire Belloc, Essays of a Catholic
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A proposito di educazione... Charles Péguy!


La suggestiva vista della Cattedrale di Notre Dame de Chartres, molto legata al nostro Péguy

A proposito di educazione, abbiamo rispolverato un passo di Charles Péguy molto bello e molto noto, ma mai abbastanza compreso.
Lo mettiamo a disposizione di tutti perché la poesia vera aiuta sempre ad allargare il cuore degli uomini.

«Come un padre che insegna a suo figlio a nuotare nella corrente del fiume e che è diviso fra due sentimenti.
Perché da un lato se lo sostiene sempre e lo sostiene troppo il bambino si attaccherà e non imparerà mai a nuotare.
Ma anche se non lo sostiene al momento giusto questo bambino berrà un sorso cattivo
Così sono io quando insegno loro a nuotare nelle loro prove.
Anch’io sono diviso fra questi due sentimenti.
Perché se li sostengo sempre e li sostengo troppo
Non sapranno mai nuotare da soli.
Ma se io non li sostenessi proprio al momento giusto
Questi poveri bambini berrebbero forse un sorso cattivo
Tale è la difficoltà, talmente grande.
E tale è la duplicità stessa, la doppia faccia del problema.
Da un lato bisogna che facciano la loro salvezza da soli
è la regola.
Ed è formale. Altrimenti non sarebbe interessante. Non sarebbero uomini.
Ora io voglio che siano virili, che siano uomini e che guadagnino da soli
i loro speroni di cavaliere.
Dall’altro non bisogna che bevano un sorso cattivo
Avendo fatto un’immersione nell’ingratitudine del peccato Tale è il mistero della libertà dell’uomo, dice Dio, e del mio governo su di lui e sulla sua libertà.
Se lo sostengo troppo, non è più libero. E se non lo sostengo abbastanza, va giù.
Se lo sostengo troppo, espongo la sua libertà, se non lo sostengo abbastanza, espongo la sua salvezza.
Due beni in un certo senso quasi ugualmente preziosi.
Perché questa salvezza ha un prezzo infinito.
Ma che cosa sarebbe una salvezza che non fosse libera.
Come potrebbe qualificarsi
Noi vogliamo che questa salvezza sia acquisita da lui stesso
da lui stesso uomo.
Sia procurata da lui stesso.
Venga in un certo senso da lui stesso. Tale è il segreto,
Tale è il mistero della libertà dell’uomo
tale è il prezzo che diamo alla libertà dell’uomo.
Perché io stesso sono libero, dice Dio, e ho creato l’uomo a mia immagine e somiglianza.
Tale è il mistero, tale è il segreto , tale è il prezzo
Di ogni libertà
La libertà di questa creatura è il più bel riflesso che c’è nel mondo della libertà del Creatore»

Charles Péguy, Il Mistero dei Santi Innocenti


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martedì 7 ottobre 2008

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SCUOLA - Quante confusioni quando si parla di libertà di educazione

Vi proponiamo questo articolo pubblicato da IlSussidiario.net firmato da Vincenzo Silvano, a commento di un articolo del vaticanista di Repubblica Marco Politi, che criticava molto tendenziosamente il Papa che in un recente messaggio per un convegno di scuole cattoliche chiedeva una reale parità tra scuole cattoliche e statali.
Leggete e diffondete. Occorre ragionare, usare la testa su queste cose, l'ignoranza è tanta anche tra di noi.

Che Repubblica sia un giornale non propriamente schierato a favore della libertà di scelta educativa, è un fatto risaputo. Nessuna meraviglia, dunque, se sfogliandolo si trova un articolo poco benevolo nei confronti di quanto il Santo Padre ha dichiarato sulla parità scolastica in occasione del Convegno del Centro Studi sulla Scuola Cattolica.

Ma quando al legittimo diritto di critica si aggiunge la falsità, nella forma di un vero e proprio capovolgimento della realtà, forse è il caso di dare una risposta.
Il “ragionamento” fatto da Marco Politi (“Scuola, nuovo appello del Papa: piena parità tra cattoliche e statali”, 26 settembre, pag. 26), infatti, oltre ad essere tendenzioso, contiene anche una vera a propria distorsione della realtà. Si chiede il bravo giornalista: perché mai il Papa chiede la parità? E’ evidente, risponde: «la Chiesa cerca ad ogni costo finanziamenti, perché gli istituti cattolici non tirano molto in termini di mercato». E che non tirino molto, è dimostrato a suo parere dal fatto che «tolti i settecentomila bambini degli asili, soltanto 269.000 ragazzi frequentano le elementari, le medie e le superiori confessionali. Gli studenti di medie e superiori sono più o meno 130 mila, perché nonostante tutto i genitori italiani preferiscono la scuola pubblica dove si mescolano tutte le credenze».
Capito? I genitori preferiscono gli asili non statali, forse perché l’educazione religiosa va bene (o è irrilevante) per i bimbi piccoli; poi però, quando si comincia a fare i conti sul serio con la realtà, la scuola statale “dove si mescolano tutte le credenze” è la soluzione migliore per tirare su persone preparate e consapevoli.

Premesso che il Papa non ha chiesto finanziamenti, ma ha a cuore –e l’ha esplicitamente affermato – la libertà di scelta educativa per le famiglie, e questa può realizzarsi benissimo anche senza dare direttamente soldi alle scuole “confessionali” (come ci dimostra l’esempio della Dote lombarda), la ragione per cui meno studenti frequentano le scuole secondarie non statali di primo e secondo grado è, molto semplicemente, un’altra: costano di più. E conseguentemente sono anche di meno. La storia d’Italia ci documenta che lo Stato ha, sin dall’inizio, espropriato le scuole di ogni ordine e grado alle congregazioni religiose, ed in particolare quelle che impartivano un’istruzione ai ragazzi più grandi, lasciando alla Chiesa solo qualche piccolo spazio nell’ambito dell’educazione dell’infanzia.
Oggi, creare e mantenere una scuola secondaria di primo o secondo grado ha un costo notevole, che necessariamente si riflette nelle rette chieste alle famiglie. Senza una reale parità economica, il confronto con le scuole statali è assolutamente impari: in termini economici si chiama concorrenza sleale. Eppure, nonostante ciò (a ribaltamento del ragionamento di Politi), ci sono decine di migliaia di famiglie che preferiscono mandare i propri figli grandi alle scuole non statali. E, fra queste (guarda un po’), tanti politici di sinistra. Chissà perché….

Lancio un guanto di sfida a Repubblica: realizziamo una vera parità economica fra statale e non statale e poi, nel giro di qualche anno, ne riparliamo. Vedremo se davvero le famiglie preferiscono le scuole dove si mescolano tutte le credenze o se, prive dell’onere di rette gravose (quando non insostenibili) per i bilanci familiari, manderanno i figli alle cosiddette “scuole confessionali”. Ma, forse, gli amici di Repubblica questo rischio non vogliono correrlo…
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