giovedì 29 maggio 2008

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Papa: siamo alla emergenza educativa, servono testimoni credibili


Sintesi di AsiaNews del discorso del Papa all'assemblea della CEI.
Il discorso integrale può essere consultato qui.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Riproporre una educazione integrale, offerta da testimoni credibili e mirata a restituire punti di riferimento ai giovani di oggi: è la risposta che Benedetto XVI indica per far fronte alla “emergenza educativa” che, a suo avviso, colpisce molti Paesi. “Quando in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere più quale sia il proprio ruolo e la propria missione. Così i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro”. Sono parole della riflessione che il Papa ha proposto oggi ai vescovi italiani, riuniti in Vaticano per la loro la loro 58ma assemblea generale. Per l'intera comunità cristiana, ha proseguito, “l'emergenza educativa assume un volto ben preciso: quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni. Anche qui, in certo senso specialmente qui, dobbiamo fare i conti con gli ostacoli frapposti dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti della vita, l'affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate”. Da parte della Chiesa, allora, si tratta di “dare un più spiccato profilo di evangelizzazione alle molte forme e occasioni di incontro e di presenza che tuttora abbiamo con il mondo giovanile”. Accanto a parrocchie, oratori e scuole ed ai rapporti personali, il Papa ha citato i grandi appuntamenti come la Giornata della gioventù di Sydney, a luglio, che “sono l'espressione comunitaria, pubblica e festosa di quell'attesa, di quell'amore e di quella fiducia verso Cristo e verso la Chiesa che permangono radicati nell'animo giovanile”. “Anche nel più ampio contesto sociale – ha detto ancora - proprio l'attuale emergenza educativa fa crescere la domanda di un’educazione che sia davvero tale: quindi, in concreto, di educatori che sappiano essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia l’esistenza personale sia progetti di vita comuni e condivisi. Questa domanda, che sale dal corpo sociale e che coinvolge i ragazzi e i giovani non meno dei genitori e degli altri educatori, già di per sé costituisce la premessa e l’inizio di un percorso di riscoperta e di ripresa che, in forme adatte ai tempi attuali, ponga di nuovo al centro la piena e integrale formazione della persona umana”. Il Papa ha infine ripetuto ai vescovi italiani quanto disse ad aprile a quelli statunitensi: “Quali annunciatori del Vangelo e guide della comunità cattolica, voi siete chiamati anche a partecipare allo scambio di idee nella pubblica arena, per aiutare a modellare atteggiamenti culturali adeguati”. “Nel quadro di una laicità sana e ben compresa – ha concluso - occorre pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali”.
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venerdì 23 maggio 2008

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Da Treebeard's Corner di Common Ground n° 9/2008

Il progetto del Giovedì Santo - di BARBALBERO*


Sono partito brontolando con Luigi Liseno, croce della mia vita, che il primo giorno di vacanza (scolasticamente parlando) fosse anch’esso occupato dal lavoro: un progetto su cui c’eravamo impegnati con Enrico e Gino di Ferrara. E’ una mattina fredda da primavera mancata, il tomtom non  conosce neppure lui il dedalo di campagne tra cui ci perdiamo. 

Copparo mi fa memoria di un ritorno solo una decina di anni fa tra una nebbia ai confini della realtà, dopo un incontro tra educatori con un insistito passaggio sempre sul medesimo punto. Poi una macchina ci si mise davanti e ci invitò a seguire e 

prodigiosamente ci trovammo fuori. Da Enrico ci attende il secondo caffè della mattina e poi si progetta ovvero si parla di noi, delle nostre vite, dei ragazzi che vorremmo collocare al lavoro, delle nostre strutture recettive (il progetto riguarda un bando sulle politiche giovanili). Enrico conosce le realtà dal di dentro, parla di uomini e donne all’opera. Non posso non pensare a suo padre con il quale ho condiviso una vita di progetti (tutti realizzati!).  

Progettare di giovedì santo è un po’ strano, c’è la “Coena Domini” che incombe come pensiero dominante, ci sono le 

spese da fare, gli ultimi ritocchi al pranzo pasquale con figli e nipoti. Parlando si precisa il soggetto: “le nostre strutture non sono e non saranno mai semplicemente degli alberghi perché hanno il valore aggiunto della nostra tipicità, cioè di ciò che ci è successo. E’ un fattore di diversità che dà vita ad un prodotto nuovo che non si omologa al mercato ma si presenta per ciò che è; una compagnia di uomini insomma che chi passa per le nostre città, anche per turismo, possa incontrare nella forma 

più espressiva e più tipica, una sorta di genius loci  che traduce Colui che abbiamo incontrato dentro la vita delle nostre strade, delle case, delle calli. E’ proprio un progetto da Giovedì Santo, viene presto l’ora di pranzo ed Enrico ci guida tra un dedalo di terre emerse lagunari.  

Uomini diversi sono seduti attorno ad una grande tavolata in un casone di pesca. Non li conto, ma non so perché mi entra il numero dodici e c’è anche una donna, Gabriella che segue silenziosa ma le parlano gli occhi. 

La giornata è una di quelle fredde ma terse, si vede in lontananza, da noi si direbbe stravedamento, e Alessandro ci mostra le barene e i canali fatti scavare e la valli da pesca ed è fiero di aver provocato tutto questo per noi. Tutt’attorno è un susseguirsi di baracche di fortuna, ricoveri per barche, cavane,  piccoli rifugi tra l’acqua. C’è il padrone di casa ma non lo dà a vedere se non per un calore di accoglienza e perché occupa una posizione centrale per farsi ascoltare da tutti e benedire il pane. 

Si mangia, e come si mangia!, ma nel contempo si parla che è il modo più gustoso di mangiare.  Nazareno, questo è il nome del padrone di casa prende un libro tra le mani, dice di non averlo letto tutto, ma ciò che ha letto gli basta per cominciare a ripensare il suo lavoro come cosa importante, senso dell’umano essere indaffarati. Parla di capitale umano, di rapporti veri tra uomini che attendono  qualcosa di importante per la vita, parla anche di Pasqua e agli altri non sembra strano. Conclude con una frase che ha lo stesso sapore del pesce: “se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legname, dividere i compiti e impartire ordini,  ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”.  C’è un imprenditore, Luciano, che parla di case fatte di legno e ci stupisce tutti ed ha bisogno di mano d’opera per farle e ce le garantisce come valide, resistenti e qualcuno di noi si preoccupa perché possa trovare lavoratori bravi e volonterosi magari tra i nostri ragazzi. 

E intanto arrivano le cape sante  e i caparossoli, e un risotto d’anguilla delicato. E ci si presenta, alcuni infatti non si conoscono ma non importa si sta assieme e ci si racconta storie diverse di gente che vive lontana ma è messa assieme 

da un ideale comune che ha un volto ed un nome. E c’è anche uno che dice di non averlo ancora incontrato, un socialista prudhommiano, certo Angelini, di quelli rari da trovare, una specie in via di estinzione capace di  parlare di sé  della sua ricerca e commenta gli interventi degli altri che dicono come sia possibile lavorare diversamente. Uno parla di campane che suonano e di un ragazzo tra i più sempliciotti che blocca il lavoro per recitare l’angelus. Stranezze di Pasqua che avvengono tutti i santi giorni! Gli altri commentano, non sembrano scandalizzarsi anzi fanno domande. Il tempo vola nel casone di valle  e tutti devono tornare a casa, ci sono i riti pasquali che incombono, l’ultima cena, un po’ come questa. Ci si promette di ritrovarsi, di tenersi presenti nella vita. Chissà se succederà, ma non importa, adesso sappiamo che ci sono nel mondo dell’impresa uomini così capaci di stare in un giovedì santo a mangiare e lavorare come in attesa di una resurrezione anche per sé e per il proprio lavoro. Il sottoscritto risale in macchina e con  Luigi, ora più delizia che croce,  facciamo memoria di  un sapore più resistente di quello del pesce. 

In un bigliettino d’augurio arrivato in questi giorni leggo questa frase di mons. Albacete “lo sappiamo bene. Gesù è morto e poi risorto: allora la resurrezione può fare in modo che ci troviamo insieme a lui a mangiare il pesce? Dove trovo questa possibilità? La risposta data da Cristo stesso la notte prima di morire è: nella vita di questa compagnia. E’ all’interno della nostra compagnia,  nella nostra esperienza e nella nostra umanità, che possiamo gustare quello che Lui ha fatto”.

 

* BARBALBERO è per noi Piergiorgio “Lolli” Bighin, Opera Baldo.

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L'arca di Silvio Cattarina


Abbiamo letto un bell'articolo di Paola Borselli sul settimanale Tempi che parla del nostro amico Silvio Cattarina e dell'opera che lui fa assieme ai suoi amici a Pesaro.
Silvio ha partecipato a diverse iniziative della APS Santa Caterina da Siena e sarà presente al prossimo "Santa Caterina's Day", il 30 Giugno 2008, a Grottammare, nell'ambito dei festeggiamenti in onore del beato Pier Giorgio Frassati organizzati dalla Compagnia dei Tipi Loschi. Naturalmente ci saranno tanti altri amici, quella sera bella e divertente. Sarà una bella festa.
Leggete qui e vedrete che belle cose sa fare, Silvio con i suoi amici.
Intanto una battuta dall'articolo, è di Silvio ed è simpatica come lui, dietro la scorza apparentemente rude. Parla dei ragazzi che lui aiuta e che ormai sono uno spettacolo per Pesaro, che è il posto in cui stanno:
«Li conoscono tutti a Pesaro. Le autorità gli vogliono bene, li ricevono. Dovunque vanno dicono: siamo i ragazzi di Silvio; che poi esagerano, eh… sono famoso ma mica mi conoscono proprio tutti tutti».
Bello, no? Bello avere amici così, in giro per il mondo.
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mercoledì 21 maggio 2008

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Qualcuno ci legge...

...Prova ne è il fatto che gli amici di Castellammare del Golfo (TP) ci hanno detto che a Chioggia c'erano pure loro, quelli del CdS "Nicola Coppola" per l'appunto di Castellammare del Golfo.
Ci scusiamo per l'omissione, e li ringraziamo per aver letto la nostra "corrispondenza" chiozzotta.

Questo ci entusiasma enormemente!

Evviva i siculi!
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martedì 20 maggio 2008

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Evviva! Ritornano i nostri cari Centri Ricreativi Estivi!

Cari amici,
qui sopra trovate il volantino dei centri ricreativi estivi che inizieremo dal 9 Giugno prossimo.
Guardate bene tutto, cercate anche i numeri telefonici dei vari responsabili ed iscrivetevi tutti.
Ci si diverte tanto, si impara tanto, si vive la cosa più bella del mondo: l'amicizia sana, bella e simpatica.
C'è bisogno d'altro?
Buon divertimento (e buon lavoro ai nostri eroi!).
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lunedì 19 maggio 2008

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C'è letteratura su di noi/2 - Newsletter di Cdo Impresa Sociale News

Il n° 8 del 13 maggio 2008 di CdO Impresa Sociale News, la newsletter delle imprese sociali iscritte alla Compagnia delle Opere, ha parlato di noi.

Qui c'è la riproduzione della pagina della newsletter che ci riguarda, "Marche, terra di prodi capitani", il bollettino intero lo trovate qui, nel sito della CdO Impresa Sociale.
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giovedì 15 maggio 2008

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mercoledì 14 maggio 2008

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Il GREC a Chioggia - condivisione e lavoro


Piergiorgio "Lolli" ("Barbalbero") Bighin



Venerdì 9 maggio a Chioggia si è tenuto il G.R.E.C. per i centri estivi.
Il G.R.E.C. è un luogo umano di paragone e confronto sulle questioni educative, in quest’occasione centrato sulle giornate dell’estate che vivremo insieme ai ragazzi nei vari centri ricreativi estivi.
A questa giornata sono stati invitati gli educatori che hanno preparato i centri estivi e che fanno parte di opere che formano l’associazione di promozione sociale nazionale Santa Caterina da Siena.
Per capirci, l’incontro si è tenuto a Chioggia presso i nostri amici di Opera Baldo, ed erano presenti: i ragazzi del CdS e della cooperativa Work & Service di Ferrara, gli amici del CdS di Faenza, quelli della coop. Parsifal di Palermo, noi della Cooperativa Capitani Coraggiosi, quelli del Consorzio Icaro di Foggia, la cooperativa Il Portico di San Donà del Piave, il CdS di Napoli e la cooperativa Umana Avventura.
Il nostro riferimento in questa intensa giornata è stato Enrico Tiozzo del Consorzio Sì di Ferrara. Enrico ci ha spiegato cosa significa per lui aver creato l’associazione “Santa Caterina”: un tentativo di condividere ciò che le opere vivono nel loro quotidiano.
La “Santa Caterina” vuole essere uno strumento che raccoglie tutto quello che ciascuno di noi e delle nostre opere ha fatto, quindi una fonte da cui tutti possono attingere per un aiuto. Mettendo a disposizione delle cose ci è data la possibilità di aprirci ad un rapporto, una condivisione tra persone.
Dopo l’introduzione di Enrico, Piergiorgio Bighin (per gli amici Lolli, e per i lettori di Common Ground “Barbalbero”) ci ha parlato dell’Opera Baldo di Chioggia: “… per la nostra storia è stato importante leggere la realtà, vedere cosa la realtà ci chiedeva. Siamo partiti nel 1999 con dei ragazzi che ci venivano segnalati come ragazzi in difficoltà e siamo arrivati ad aprire un ostello (la bellissima Domus Clugiae, che è stata la sede del nostro incontro, ndr). Perché l’ostello, l’ostello è una risposta alla realtà. È stato come consegnare un posto ad un popolo, l’ostello non a caso si trova in un quadrato di santità e educazione”.
L’Opera Baldo ha due sedi –ha proseguito Lolli-, una Chioggia e una a Sottomarina, altrimenti i ragazzi che stanno insieme con noi si sarebbero dispersi, anche questo è un segno del fatto che volevamo essere attenti alla realtà. Nell’ostello sono esposte due mostre e tutte e due sono un segno evidente della realtà. Una di queste mostre è la mostra di modellini navali, nata perché un anziano pescatore di Chioggia, Guglielmo, aveva la passione di costruire modellini di barche, con la pensione Guglielmo è stato un po’ossessionato dai suoi modellini che praticamente occupavano tutta la sua casa, era quindi necessario poter avere un posto dove mettere i suoi modellini e farsi che Guglielmo potesse, ogni volta che ne sentiva il desiderio, andare a controllare le piccole barche. La mostra a Chioggia ha avuto molto successo perché l’attenzione alle barche e al viaggio è molto importante per il nostro territorio. Un esempio sta anche nel nome della nostra opera che appunto si chiama Opera Baldo e che prende il suo nome da Carmen Baldo una signora che molto tempo fa trasportava sulla sua barca gli orfani della città e provvedeva ai loro bisogni….”. Piergiorgio Bighin continua poi dicendo “…la bellezza è proprio di essersi fidati di persone più anziane e di stare alle cose anche se ci sembrano faticose. Oggi noi di Opera Baldo non potremo più prescindere da questo ostello, perché ci dà visibilità e ci riporti a luoghi intrisi di memoria storica che sono fondamentale per la gente chioggiotta.
L’ostello inoltre ci è molto utile per l’inserimento lavorativo che facciamo con i ragazzi in difficoltà, ci dà la possibilità di mettere all’opera ognuno di loro nonostante la patologia, che diventa per noi una risorsa. Stando con questi ragazzi problematici ho capito che si lavora per uno, per chi ci sta di fronte, ed è così che dovrebbe essere lo sguardo dell’educatore. Il metodo vincente è pensare di dover lavorare per uno solo, l’agire per uno è l’esercizio per stare di fronte a tutti. In questo modo riesco a vedere negli occhi di chi mi sta davanti il mio stesso Destino. Solo così riusciamo ad incontrare l’Io che abbiamo davanti, grazie anche alle possibilità che abbiamo e che ci sono state donate da Dio. L’Opera Baldo si divide in due piccole opere, una educativa, la copperativa sociale di tipo A L’Approdo, e l’altra cooperativa di tipo B, Ego Labor che attraverso convenzione con i comuni compie lavori di piccola manutenzione come per esempio il montaggio di palchi e riparazioni idrauliche”.
Conclusa la presentazione di Opera Baldo siamo andati tutti insieme a pranzare. Il pranzo insieme è stata fortissimo, non solo perché abbiamo mangiato dell’ottimo pesce, ma anche perché è stata un’occasione per poter fare due chiacchiere con gli altri educatori con cui ormai sono diventata amica. Aveva quindi ragione Enrico quando diceva che la condivisione di strumenti e metodi mette in relazione persone, e da qui nascono nuove amicizie, amici che condividono con te il senso del lavoro e della vita. Che bello!
Dopo la pausa pranzo ci siamo rimessi a lavoro, e ogni opera ha presentato il metodo e il tema che ha usato per preparare i centri estivi.
I nostri amici di San Donà del Piave iniziano a lavorare sul centro estivo a novembre, hanno un piccolo gruppo di educatori che si occupa solo di quello, e questo ha permesso loro di creare strumenti come il Manuale dell’animatore, praticamente una sorta di libro dove sono scritti giochi attività ecc. Il tema che hanno scelto quest’anno è: I diritti dei bambini, spiegati attraverso alcuni cartoni animati.
Gli amici di Napoli non hanno nessun tema per il centro estivo, loro si trasferiranno con i loro ragazzi in una casa vicino al mare e portando avanti l’impostazione invernale dei centri educativi gestiranno i ragazzi come in una grande famiglia. Il metodo per loro è la vita stessa. Io direi: mitici!
Don Lino, il parroco di Sottomarina, presenterà ai suoi ragazzi un centro estivo intitolato: La calda estate del pestifero di Giovannino Guareschi. Secondo Don Lino, Guareschi nei suoi romanzi descrive un mondo moderno che uccide l’uomo ma che ha in sé valori che lo possono salvare. Il racconto nello specifico aiuta a sviluppare temi quali: la compagnia e il viaggio verso l’Infinito.
Anche Ferrara ha scelto Guareschi per i suoi centri estivi, il libro intitolato Don Camillo e il tema del centro estivo sarà: Solo qualcosa di infinito può bastare. Useranno uno strumento nuovo ovvero una scheda per spiegare i temi educativi ai genitori dei ragazzi che frequenteranno i centri estivi.
Faenza quest’anno farà i centri estivi sul libro Lo Hobbit di Tolkien, la cosa bella è che presenteranno i temi educativi travestiti dai personaggi del libro. Inoltre ci hanno spiegato che la proposta educativa che fanno i ragazzi è utile per loro prima di tutto.
A questa cosa ci siamo attaccati noi per spiegare come abbiamo organizzato i centri estivi. Noi della Capitani Coraggiosi siamo partiti da noi stessi, da quello che ci sta a cuore e che vogliamo trasmettere ai ragazzi. Consci del fatto che: “educa chi educa se stesso”, i nostri temi educativi sono stati pensati prima per noi educatori e poi di riflesso per i ragazzi dei centri estivi. È un metodo che abbiamo sperimentato già dall’anno scorso e che -perlomeno su di me- funziona e mi dà la possibilità di crescere e mettermi in discussione.
I nostri amici di Palermo e di Foggia per i temi dei loro centri estivi sono partiti da fatti accaduti nei centri educativi invernali. Partendo da una domanda posta dalla realtà sul bullismo e sulla mafia (intesa come mentalità). Palermo vuole spingere i ragazzi ad essere protagonisti nella vita, e lo farà organizzando incontri con persone che hanno preso in mano la propria vita. Come per esempio il signore che ha denunciato il pizzo o il calciatore Totò Schillaci che ha aperto in Sicilia una scuola di calcio.
Alla fine del pomeriggio di lavoro Enrico Tiozzo ci ha fatto notare come è importante condividere con gli altri il proprio lavoro non solo perché ti aiuta a rimetterti in discussione ma perché l’altro nel confronto diventa quel qualcosa in più per me.
Grazie a questo incontro abbiamo evidenziato ancora come va vissuto il lavoro e cioè come una risorsa per la nostra vita, abbiamo condiviso strumenti e metodi, e ci siamo ricordati di quanto è importante verificare il lavoro svolto e gli obbiettivi raggiunti.
Per quanto mi riguarda l’esito della giornata è stato positivo perché ho condiviso con i miei amici il mio lavoro. Mi ritengo una persona molto fortunata perché ho la possibilità di fare insieme agli altri cose che al di fuori di una compagnia coma la mia dovrei fare da sola, in questo modo non mi importata del lavoro che faccio, fosse anche pulire i bagni farlo così mi da la possibilità di crescere.
La cosa che mi preme di più dire è che io questa cosa l’ho imparata dai miei amici, ma ho potuto sperimentarla grazie all’Incontro fatto con una compagnia di amici e con Gesù Cristo.
Senza questo tutto quello scritto sopra è nulla.

Daniela Alesiani
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lunedì 12 maggio 2008

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UN ANNO DAL FAMILY DAY E L’AVVIO DELLA NUOVA LEGISLATURA

Da L'Avvenire di oggi, di Domenico Delle Foglie, presidente del Comitato del Family Day

È tutto fuorché una cartolina sbiadita, il ricordo di quel dodici maggio dello scorso anno a Piazza San Giovanni. Era il giorno tanto atteso del Family Day. L’evento di popolo che ha stoppato il tentativo di introdurre in Italia un’ambigua e artificiosa legislazione sulle unioni civili (anche omosessuali), ha evitato la nascita dei 'Dico' che avrebbe sancito la nozione di 'famiglie' (al plurale), ha evitato l’offuscamento del ruolo e della fisionomia della famiglia così come ce l’hanno consegnata l’antropologia e la tradizione civile occidentale. Un giorno di festa della famiglia, che visse dell’apporto decisivo di un numero straordinario di nuclei familiari, giunti a Roma da ogni angolo del nostro Paese, per non perdersi un appuntamento importante e per ricordare, ad una comunità nazionale frastornata, che di famiglia ce n’è fondamentalmente una: quella formata da un uomo e da una donna e aperta all’accoglienza dei figli. Nulla di più semplice, si dirà, visto che il Family Day è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo. Eppure basta scorrere i quotidiani degli ultimi giorni per verificare come i tentativi di negare questa realtà solare siano ancora tenacemente sostenuti da una parte della pubblicistica italiana, sempre più vicina alla cultura del desiderio e quanto mai disattenta dinanzi a tutto ciò che si iscrive nell’orizzonte della naturalità, o se volete, della normalità. L’esempio più recente sono le cifre, assolutamente gonfiate, lanciate dal principale quotidiano italiano, sui figli che vivrebbero all’interno di nuclei omosessuali. E ad aggravare le cose, ecco rimettersi in moto i radicali. Mai domi, hanno convocato proprio per il 12 maggio, una conferenza sull’'Amore civile'. Vorrebbero riprendere la loro battaglia, esattamente dal punto in cui avevano subito un durissimo scacco, riproponendo tutto il loro armamentario, a cominciare dalle unioni di fatto e omosessuali, per procedere con il divorzio breve e via via degradando. Il tutto con l’obiettivo finale di lanciare un 'tavolo per la riforma globale del diritto di famiglia'.
Eppure, sembrava chiaro a tutti, dopo il 12 maggio del 2007, con quella piazza multicolore in cui i bambini la facevano da padroni, che non ci fossero dubbi sulla stima che i cittadini italiani nutrono nei confronti della famiglia, per il suo ruolo insostituibile nella coesione e nello sviluppo del Paese. Un messaggio così forte e interiorizzato, da vedere i partiti in corsa alle recenti elezioni politiche, fare a gara nello sciorinare proposte a favore della famiglia. Dal quoziente familiare del Popolo della libertà alle deduzioni fiscali dell’Unione di centro, per finire con la dote fiscale per ogni bimbo del Partito democratico, è stato tutto un susseguirsi di promesse, che hanno inciso, non poco, sull’esito elettorale. In sostanza le forze politiche più avvedute hanno capito molto bene il messaggio del Family Day e la sua scelta innovativa. Da piazza San Giovanni, infatti, non si levarono urla di protesta, né furono lanciati avvertimenti al Palazzo. Si volle, piuttosto, dare voce ad un mondo che credeva, e crede, nel valore della famiglia. E lo fece con pacatezza, con la misura nelle parole, ma con l’eloquenza dei gesti. Sul palco c’erano i bambini, i clown e l’orchestra. Ma da lì veniva anche il racconto, attraverso le parole dei leader del mondo cattolico, di un’Italia operosa e positiva che chiedeva alle classi dirigenti di avviare politiche per la famiglia 'audaci e durature'. Almeno quel messaggio, al di là dei tentativi maldestri del sistema dei media di ridurre l’evento ad una guerriglia politica, sembra essere andato a segno. In quest’ottica non ci resta che aspettare, prudentemente, i gesti che il nuovo Parlamento e il governo appena insediatosi vorranno mettere in campo, per rispondere alle attese di quel popolo. Al mondo cattolico, protagonista di una giornata indimenticabile, nella quale seppe interpretare il 'senso comune' di un Paese che stima e ama la famiglia (atteggiamento puntualmente confermato nei giorni scorsi da un’indagine del Censis), il compito di non indietreggiare. Di proseguire coerentemente nella difesa e nell’affermazione di un’antropologia che ha nella famiglia uno dei suoi cardini principali. Con serietà e serenità. Senza collateralismi ma anche senza pregiudizi.
Con capacità di discernimento e di proposta. Per amore della famiglia, per amore del Paese.
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Firma e fai firmare la petizione europea per salvare gli aiuti ai Banchi Alimentari

La Fondazione Banco Alimentare Onlus (opera che condividiamo contribuendo a realizzarla personalmente in varie forme) invita a partecipare attivamente alla consultazione online promossa dalla Commissione Europea attraverso la quale si chiede a privati cittadini ed a enti assistenziali di esprimere un giudizio sul futuro del programma europeo di aiuti alimentari. Il futuro della distribuzione gratuita di prodotti alimentari agli indigenti (Banchi Alimentari, Collette) da modalità di solidarietà dentro una trama di rapporti potrebbe essere ridotto a tessera alimentare: è importante leggere con attenzione quanto segue e, possibilmente, operare.
La consultazione scade il 14 maggio.Per compilare il questionario ("firma la petizione") cliccare qui.
(Se il testo della petizione comparisse in inglese, in alto a destra è possibile selezionare l'italiano).
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martedì 6 maggio 2008

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Il Papa: sussidiarietà contro scoraggiamento e sfiducia


CITTA' DEL VATICANO, domenica, 4 maggio 2008 (ZENIT.org).- La ricerca della pace e della giustizia non va disgiunta dall'annuncio del Vangelo. E' quanto ha detto sabato il Papa ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.

Nel ricevere i partecipanti alla Plenaria sul tema “Perseguire il bene comune: come solidarietà e sussidiarietà possono operare insieme”, Benedetto XVI ha sottolineato l’attualità dei fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa nell'affrontare le grandi sfide del XXI secolo.

Nel prendere la parola il Pontefice ha posto l'accento sull'interrelazione tra i quattro principi fondamentali della dottrina sociale cattolica: la dignità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà e la solidarietà.

Il Papa è quindi passato a riflettere sul binomio solidarietà e sussidiarietà, notando che la dignità della persona può essere posta nell’intersezione di due assi: “Uno orizzontale, rappresentante la solidarietà e la sussidiarietà, l’altro verticale per il bene comune”.
Tuttavia, ha detto, “quando esaminiamo i principi di solidarietà e sussidiarietà alla luce del Vangelo” possiamo comprendere che entrambi hanno una dimensione verticale, perché Gesù ci invita ad amare il nostro prossimo come noi stessi.

I cristiani, ha proseguito, devono essere sempre incoraggiati a gesti di solidarietà verso gli altri cittadini, perché la vera solidarietà giunge a compimento “solo quando mettiamo la nostra vita al servizio degli altri”.

Inoltre, ha aggiunto, anche la sussidiarietà manifesta una dimensione verticale rivolta verso il Creatore.
Infatti, quando i responsabili del bene comune si conformano al desiderio proprio della natura umana “per l’autogoverno basato sulla sussidiarietà”, “lasciano spazio alla responsabilità e all’iniziativa individuale, ma cosa ancora più importante lasciano spazio all’amore”.

Una società che onora il principio di sussidiarietà – ha rilevato il Papa – libera la gente dal senso di scoraggiamento e sfiducia, garantendo loro la libertà di impegnarsi assieme nella sfera del commercio, della politica e della cultura”.

Il Pontefice ha quindi sottolineato l'importanza ad “agire secondo il principio della sussidiarietà attraverso la promozione della vita familiare, le associazioni volontarie, le iniziative private e un ordine pubblico che favorisca il corretto funzionamento delle comunità basilari della società”.

Tuttavia, ha concluso, “la responsabilità dei cristiani nel conseguire la pace e la giustizia, il loro irrevocabile impegno a costruire il bene comune è inseparabile dalla loro missione di proclamare il dono della vita eterna alla quale Dio ha chiamato ogni uomo e donna”.
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lunedì 5 maggio 2008

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Cari amici, ci date il vostro cinque per mille? A voi non costa nulla, a noi serve!

Cari Amici,
vi ricordiamo che è possibile dare il 5 per mille alla Cooperativa Capitani Coraggiosi.

Per farlo è sufficiente mettere nella propria dichiarazione e negli appositi spazi il codice fiscale della nostra cooperativa che è il seguente:

01709270449

Può farlo chiunque faccia la dichiarazione dei redditi o anche percepisca solamente la pensione.
Non comporta nessun esborso. Si chiede di destinare a noi il 5 per mille delle tasse che si pagano.
Non interferisce e non si sostituisce alle destinazioni dell'8 per mille (che continuerete a dare regolarmente a chi volete, se volete il nostro consiglio datelo alla Chiesa Cattolica!).

Così ci darete una grande mano nel portare avanti le attività che facciamo, nel farle meglio, nel farne di nuove.

Così contribuirete al rinnovarsi dello stupore, della bellezza e dell'affetto per tanti bambini, giovani e persone in difficoltà.

Grazie! e spargete la voce!
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Il Papa: in Italia c'è un'emergenza educativa.



Ai laici di Azione Cattolica ieri Papa Benedetto XVI, in occasione del 140esimo anniversario della fondazione dell'associazione, ha detto di restare legati alle proprie "profonde radici di fede" con la "partecipazione vigile" e il "costante impegno formativo" per farsi "annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi" nella "emergenza educativa" che si riscontra in Italia.

In un mondo dalla "mentalità consumistica, edonistica e relativistica -ha detto ancora il Papa- sappiate allargare gli spazi della razionalità, nel segno di una fede amica dell'intelligenza".
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