martedì 28 aprile 2009

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Associazione Foe - L'educazione non è un lusso, bisogna spiegarlo all'Agenzia delle Entrate


Quanto costa, ad una famiglia italiana, l’istruzione dei figli presso una scuola non statale? Molto, sia in termini strettamente economici, sia sociali. Economici, perché occorre sborsare una retta che pesa sui bilanci familiari, talvolta già traballanti; sociali, perché nel nostro amato Paese questa scelta è osteggiata, discriminata, talvolta irrisa.

Non è una scelta facile, quella dell’iscrizione ad una scuola “privata”. Occorre soppesare bene ogni aspetto, fare i conti pensando non solo all’immediato ma anche al futuro. Calcolare sacrifici per 3, 5, 10 anni e oltre, senza contare poi la scuola dell’infanzia o addirittura il nido. Eppure le iscrizioni alle scuole non statali (in particolare alle “paritarie”) sono –nonostante la crisi economica- in sensibile crescita, quasi a documentare che l’educazione/istruzione dei figli è un bene per il quale è possibile –se non addirittura doveroso- rinunciare ad altri beni.

Un bene per il quale occorre oggi sfidare anche l’Agenzia delle Entrate, che ha ritenuto l’iscrizione alla scuola “privata” un indicatore “di lusso”, e dunque un fattore di potenziale controllo anti-evasione fiscale (visto che in Italia, fra le altre cose, chi è ricco è automaticamente considerato anche un probabile evasore).

Insieme ai poli turistici, ai circoli esclusivi, ai wellness center, ai tour operator e così via, ecco comparire nella circolare dell’Agenzia Entrate anche le famigerate scuole private, vero e proprio dito nell’occhio ai paladini dell’egualitarismo sociale ed economico e sicuro bacino di raccolta dei rampolli dell’alta società italiana….

Non sappiamo chi abbia avuto questa luminosissima idea; certo è che si pone in decisa controtendenza rispetto a quanto accade nella maggior parte dei paesi europei e –osiamo dire- anche extraeuropei, dove non solo il monopolio dell’istruzione statale sta rapidamente declinando, ma in cui le provvidenze a favore delle famiglie (tra cui quelle per l’educazione/istruzione dei figli) sono considerate un sicuro fattore di crescita economica e sociale.

“Brillante” idea, che pare reggersi più su un vetusto e ormai logoro presupposto ideologico, anziché su dati di realtà….Di chi sono figli gli studenti che frequentano le scuole non statali italiane? Sono davvero i rampolli dell’“high society” oppure sono i figli di una gran quantità di famiglie che per reddito, stile di vita, provenienza sociale e status culturale sono estremamente diverse? Lo sanno, all’Agenzia delle Entrate, che ci sono tantissimi genitori che per garantire ai figli una educazione di qualità, libera e conforme alle proprie aspettative, sono disposti a rinunciare a vacanze, vestiti e altri beni? Lo sanno che la maggior parte delle scuole paritarie (se non tutte) mettono a disposizione borse di studio, gratuità, sconti di ogni tipo e misura, impegnandosi in continue azioni di fund raising proprio per assicurare a tutti quell’accesso che, in quanto scuola “paritaria”, in quanto facente parte del sistema nazionale d’istruzione, in quanto riconosciuto dalla nostra Costituzione, dovrebbe essere garantito senza ostacoli…?

Già, la Costituzione. Quando si parla di istruzione pare servire solo per confermare il monopolio statale, utilizzando tra l’altro interpretazioni strumentali e restrittive. Vogliamo ricordarlo ancora una volta: la libertà di scelta educativa, il diritto/dovere a provvedere all’educazione/istruzione dei figli, sono certamente diritti riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale; ma prima ancora sono diritti scritti nella ragione e nel buon senso. L’operazione avviata dall’Agenzia delle Entrate (ma chi è il nome che si cela dietro la sigla?) non ne tiene conto; invece - come rammenta il comunicato stampa congiunto delle diverse associazioni cui fanno capo le scuole paritarie- in un momento di così grave crisi economica e morale occorre “dare segnali positivi ed equi che rimettano in moto non solo l’economia ma ancora di più la speranza. Per questo bisogna favorire le famiglie, la loro libertà di educazione, una pluralità di offerta formativa e scolastica”.

E per fare questo (cosa che tra l’altro permetterebbe anche di evitare il rischio teorico di una scuola solo per i ricchi) ricordiamo ancora una volta che sarebbe già un buon passo iniziare ad introdurre un efficace sistema di deducibilità/detraibilità di tutte le spese sostenute dalle famiglie per l’istruzione dei figli, a cominciare proprio dalle rette versate per la frequenza delle scuole paritarie. Quelle stesse famiglie che per l’istruzione pagano due volte: l’istruzione statale di cui non usufruiscono, e quella non statale che ancora necessita di una retta….

La lotta all’evasione si realizza anche, prima ancora che con i (pur necessari) controlli, migliorando e sostenendo una equa distribuzione dei carichi fiscali….
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La tristezza non ha fine - Mandi il figlio a scuola privata? Sei ricco e potenziale evasore!

28 Aprile 2009 - Stampa
Parità Scolastica
Figli alle private? Allora sei ricco 187 KB

28 Aprile 2009 - Messaggero
Parità Scolastica
Scuole private indice di ricchezza 74 KB
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Cose che succedono veramente - una bella serata tra giovani amici...




"Caro Marco,
Ti allego alcune foto della bella serata di ieri con i ragazzi del doposcuola di Porto d'Ascoli, a parte il risultato della partita (11-0 per la Gagliarda!!!) siamo stati proprio bene e si è creato un bel clima tra i due gruppi di ragazzi che si sono conosciuti. Juri in macchina ci ha fatto ridere come matti, gli mettevo canzoni a tutto volume e lui cantava non si sa in quale lingua!!! Stiamo lavorando per fare altri momenti come questo! A presto, Andrea".
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venerdì 24 aprile 2009

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Scuola G. K. Chesterton - Gita ad Ascoli Piceno e Castel Trosino

I nostri eroi sono andati in gita ad Ascoli Piceno e a Castel Trosino presso la necropoli longobarda. Bella mattinata.

Questa foto e la significativa eloquente iscrizione che troneggia sulle capocce dei nostri eroi la dicono lunga su tutto quanto...
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venerdì 17 aprile 2009

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TERREMOTO ABRUZZO/ Poletto (Cdo): ecco perché Tremonti sbaglia sul 5 per mille

Il comunicato stampa del Ministro ci coglie un po’ di sorpresa. “Il Ministro dell'Economia e
Finanze Giulio Tremonti ha attivato presso il ministero le procedure per introdurre il terremoto
dell'Abruzzo nell'elenco delle causali di destinazione per il cinque per mille”. Bene, viene da
dire. Ma poi ci si riflette un po’ e i conti non tornano.
Infatti, la scelta dei cittadini di destinare il proprio cinque per mille a favore delle popolazioni
terremotate è una destinazione a favore dello Stato a discapito delle realtà non profit. Non si
tratta di nuovi fondi stanziati, ma di soldi che – anziché essere destinati a organizzazioni non
profit, enti di ricerca e simili – rimarranno nelle casse dello Stato, il quale si impegnerà a
destinarli per la ricostruzione.
Molte realtà non profit in questi giorni si sono spese per portare i primi soccorsi alle
popolazioni colpite e la loro azione è stata sotto gli occhi di tutti. Quando accadono eventi
drammatici, così come nelle situazioni di povertà o emarginazione, il nostro Paese mette
sempre in campo delle risorse di umanità impressionanti, che vanno dalla solidarietà quasi
spontanea della gente, alle opere non profit, che rappresentano spesso una forma stabile di
tale umanità.
Il fatto che lo Stato dica “dai a me il cinque per mille”, necessariamente vuol dire “non darlo a
loro”. Ma il cinque per mille è una fonte di sostentamento importante per queste realtà, che in
un periodo di crisi come questo si trovano spesso a non disporre di risorse stabili. Il fatto che la
destinazione del cinque per mille “al terremoto” sia a discapito loro che conseguenze può
portare?
Il nostro Paese non può permettersi di perdere una risorsa così importante come il privato
sociale. Già l’impressionante ritardo dei pagamenti da parte di molti enti pubblici (il cinque per
mille 2007 manca ancora all’appello…) sta mettendo a rischio di sopravvivenza molte realtà
non profit.
Se anche l’importante strumento del cinque per mille – seppur per una causa importante –
ritorna nelle casse dello Stato, si corre seriamente il rischio che le prossime calamità, le
situazioni di degrado e di povertà non vedano più l’intervento tempestivo e appassionato delle
nostre realtà non profit. Ma questo non possiamo proprio permettercelo.

Monica Poletto, presidente della CdO Opere Sociali
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giovedì 16 aprile 2009

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Buon Compleanno, Santità!



Giungano al Santo Padre i più cari e sinceri auguri di buon compleanno, e che il Signore ce lo conservi per qualche centinaio d'anni!

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mercoledì 15 aprile 2009

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Abbiamo ricevuto il premio "Innovazione nei servizi sociali - Città di Rimini" al Salone Euro P.A.!


Da Sambenedettooggi.it

Alla nona edizione della Fiera Europea delle Pubbliche Amministrazioni a Rimini, la cooperativa sambenedettese presenta il progetto “Mai più soli”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Si è tenuta presso la Fiera di Rimini, dall'1 al 3 Aprile, la nona edizione di EuroP.A., il salone nazionale delle autonomie locali, un'importante vetrina per le novità nel campo di enti locali e pubbliche amministrazioni.

Grazie all'organizzazione del Gruppo Maggioli e sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, durante quest'importante evento sono stati presentati i progetti realizzati da circa 350 enti pubblici, associazioni e aziende private, selezionati per un concorso diviso in sezioni: "E-Gov", "Iqu - Innovazione e qualità urbana", "Innovazione nei servizi sociali", "Comunicazione sociale" e "Comuni.it".

Dei sei premi a menzione speciale "Innovazione nei servizi sociali - Città di Rimini" uno è stato assegnato al progetto "Mai più soli" della Cooperativa Capitani Coraggiosi di San Benedetto del Tronto, in quanto "miglior progetto per azioni positive d'inclusione sociale".

Finanziato dalla Fondazione Carisap, il programma "Mai più soli" è stato avviato per aiutare i soggetti svantaggiati ad inserirsi nel mondo del lavoro. Il messaggio sociale che si intende divulgare con esso è che nessuna persona è inutile alla società, ma che tutti concorrono al bene collettivo anche tramite la riconquistata stima di sé attraverso l'attività lavorativa. Il progetto, infatti, è nato per l'inserimento o il re-inserimento nel mercato del lavoro di ex alcolisti, portatori di handicap fisici e mentali, ex detenuti, cittadini extracomunitari, nomadi, ex tossicodipendenti, sieropositivi da HIV, persone inquadrabili nei fenomeni di nuova povertà e persone che intendono uscire dal percorso della prostituzione.

Nato nel 2003 sotto forma di volontariato, il servizio è cresciuto nel numero di coloro che ne hanno usufruito, tanto che un anno dopo è sorto il "Centro di Sussidiarietà - Mai più soli" di San Benedetto del Tronto. L'improvviso e inaspettato aumento del numero degli utenti ha comportato un lavoro maggiore sotto il profilo professionale e un aumento del personale addetto. Singoli individui, famiglie, Enti pubblici e Enti privati ne hanno fatto un punto di riferimento importante per la Provincia di Ascoli Piceno, tanto che alcuni Comuni si sono dotati di sportelli "Mai più soli", ospitando gli operatori del centro.

L'innovazione del progetto consiste nella formazione della persona, potenziata (enpowerment) nel controllo attivo della propria vita e delle proprie esperienze di crescita verso il lavoro attivo. L'integrazione tra pubblico e privato rende "Mai più soli" un servizio vincente in termini di riuscita, basti considerare i 160 percorsi individuali di inserimento lavorativo conclusi con successo

Lorena Narcisi

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