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martedì 11 aprile 2023

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LE CASE BASSE: n'nciavavam gnient ma stavam bè.

I ragazzi di Radio Notting Hill tornano a colpire!


Oggi ci capita spesso, attraversando le vie della nostra città, di osservare quello che abbiamo intorno senza interrogarci. Ci siamo mai accorti che lungo le vie di San Benedetto del Tronto ci sono delle case storiche? Le case basse: abitazioni tipiche della marineria sambenedettese, nate prima dell’Ottocento. Con questo podcast ne ripercorriamo la storia grazie alle voci di Maria e Marcello, abitanti di via Laberinto e a quelle degli amici del Circolo dei Sambenedettesi: Benedetta Trevisani, Giancarlo Brandimarti e Gino Troli, che ringraziamo per la collaborazione.

Il nostro intento è quello di risvegliare i cuori dei Sambenedettesi, con l'augurio di continuare a stupirsi, a fare tesoro di quello che ci circonda e ci appartiene, rimanendo sempre attaccati a quelle che sono le nostre origini.


https://soundcloud.com/giovani-raccontano/le-case-basse-nnciavavam-gnient-ma-stavam-be?si=d72dfbe2491a421e9bc2a9e95bd7a3ea&utm_source=clipboard&utm_medium=text&utm_campaign=social_sharing

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martedì 5 aprile 2022

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Una nuova opera, Radio Notting Hill, ci fa entrare in Mondo Piccolo, il mondo di Peppone e don Camillo! Ecco l'episodio "La processione".

 

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giovedì 15 gennaio 2015

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Tweet da Giuseppe Noia (@PfGiuseppeNoia)

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giovedì 18 dicembre 2014

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Il nostro caro amico Pino Noia: "Difendo la vita di tutti i feti"

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giovedì 11 dicembre 2014

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Tweet da Giuseppe Noia (@PfGiuseppeNoia)

Giuseppe Noia (@PfGiuseppeNoia)
Una Vita lunga mezz'ora "Ma ne è valsa la pena" noiaprenatalis.it/articoli/390-u… via @http://twitter.com/PfGiuseppeNoia


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sabato 18 ottobre 2014

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Giuseppe Brienza e Fabio Trevisan questa sera su Radio Maria

Questa sera alle ore 21.00 Radio Maria vedrà come protagonisti gli amici Fabio Trevisan e Giuseppe Brienza in una trasmissione sulla Dottrina Sociale della Chiesa.

Non mancate.
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lunedì 30 giugno 2014

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Piccoli Omicidi a Detroit - 5 Luglio 2014, ore 21.15, Teatro San Filippo Neri, San Benedetto del Tronto (fa ridere!)

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domenica 29 giugno 2014

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Gagliarda's Day - Diego Spinozzi, lu cape maestre

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venerdì 23 agosto 2013

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L'anniversario della birra Nursia, la birra dei Monaci di Norcia, nostri cari amici

I monaci di Norcia sono nostri cari amici, costruiscono con noi quel mondo buono che noi chiamiamo allegramente la Contea.

Fanno la birra e sono bravi a farla. Guardate questo bel servizio e poi andateli a trovare a Norcia, provate la birra leggendo qualche bel libro (Chesterton, per esempio) e assaporate la loro bella amicizia e la tradizione della Chiesa Cattolica, invincibile ed indistruttibile.

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martedì 30 luglio 2013

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L'altro giorno vi abbiamo parlato di don Stefano Piccinelli...

Al bavaglio rispondiamo con l'Adorazione
di don Stefano Piccinelli30-07-2013
Pubblichiamo la lettera che don Stefano Piccinelli ha inviato ai suoi confratelli sacerdoti e amici medici per ringraziare dell'appoggio ricevuto e per indicare una strada per lottare in nome della libertà di tutti. Don Piccinelli è il cappellano dell'ospedale di Cona (Ferrara) che è stato duramente attaccato dal quotidiano locale e dalle associazioni gay per aver affisso l'appello contro la legge sull'omofobia pubblicato da La Nuova BQ.Nel frattempo anche l'arcivescovo di Ferrara, monsignor Luigi Negri, è stato fatto oggetto di un grave e offensivo attacco dallo stesso quotidiano per aver messo in guardia dalla deriva totalitarista che sta prendendo il nostro paese. E' una ulteriore conferma della necessità di fermare questa legge liberticida.
Molto reverendi confratelli sacerdoti
Carissimi colleghi medici
Amici tutti.

Mt 13,28:  E Gesù rispose loro: (mentre tutti dormivano) Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
Desidero anzitutto ringraziare tutti voi per la vostra vicinanza, in questo periodo nel quale, mio malgrado, sono stato “tirato in ballo” da certa stampa locale solo per aver affisso (ingenuamente?) due fogli che invitavano a firmare contro la legge sull’omofobia come proposto dal sito cattolico NBQ, sulle pareti del perimetro dell’Ospedale riservato alla Cappella cattolica dell’Arcispedale. E non sulle pareti dell’Ospedale, come con eccesso di genericità, fa notare il quotidiano locale che, nella maniera in cui scrive, cerca, senza mezzi termini di tirare l’acqua al suo mulino.

Vedersi dalla sera alla mattina catapultato sulla prima pagina del quotidiano locale è un’esperienza unica… Quando nei giorni scorsi, vedevo sulla prima pagina dello stesso quotidiano il mio Arcivescovo, non capivo bene la “portata” di una tale sua presenza; cosicché anch’io come tanti altri migliaia di “blogger” mi sarei schierato, pur senza sapere veramente come stavano le cose, o a favore o contro il mio Arcivescovo…

Ho cominciato a capire quando anch’io, e mio malgrado, sono stato onorato della prima pagina del quotidiano locale il quale, ha auspicato, attraverso i suoi referenti scelti, che l’Azienda Ospedaliera, in cui da otto anni presto servizio, prendesse rapidi provvedimenti nei miei confronti! Mi sembra di essere stato definito, a motivo del mio “proditorio attacchinaggio”, come un prete un pò stupidotto, attacchino della Chiesa, che perde il tempo ad attaccare fogli per l’Ospedale.

Ringrazio di cuore tutti coloro che in questi giorni mi sostengono, sia telefonicamente, che via email ma anche scrivendo lettere ai quotidiani locali: uno in particolare, è un medico che scrive alla Nuova Ferrara e precisa che il cappellano dell’Arcispedale non è solo prete, ma è anche medico, e regolarmente iscritto all’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Ferrara. E quindi anche se avessi sbagliato ad attaccare, in quanto prete, il “volantino” incriminato da certo pensiero che vuole i preti relegati solo nella sagrestia, è evidente che questi signori mi accusano anche in quanto medico per aver fatto una cosa che considerano veramente riprovevole ed inaccettabile.

Siccome nell’Arcispedale in cui presto servizio ormai da 8 anni lavorano più di 500 medici, senza contare gli infermieri e tutto il resto, mi piacerebbe fare un sondaggio per vedere quanti di questi miei colleghi mi accuserebbe per aver attaccato i due “volantini”. Tutti questi miei colleghi sanno infatti bene che, se passasse questa legge, anche l’esercizio della loro libera professione resterebbe comunque condizionato e menomato.

Insomma, con questo episodio “tormentone” delle locandine incriminate affisse sulle pareti dell’anti-Cappella dell’Arcispedale, si sono architettate le prove generali del “bavaglio” che certo pensiero, fortemente minoritario come numero, ma probabilmente maggioritario come appoggio politico, vorrebbe obbligarci a tutti noi cristiani e battezzati. Prepariamoci a ciò che ci aspetterebbe se una tal legge venisse effettivamente varata.

Perché scrivo e dico queste cose? Perché ci sono stato tirato in mezzo per i capelli; e quindi con la forza dello Spirito rispondo che se il Beato Marco di Aviano, frate Cappuccino,  nel 1683 fosse rimasto comodamente a pregare nella quiete del chiostro del suo Convento, anziché tessere pazientemente accordi diplomatici con i vari Stati Europei dell’epoca, forse più preoccupati ai propri interessi di Corte che non al vero bene comune (che novità!), fino ad allestire un potente esercito cristiano denominato “Santa Alleanza”,oggi probabilmente staremmo a prostrarci ad orari prestabiliti in direzione della Mecca!

Ora la mia proposta da prete: “Quando il Nemico le spara grosse, la Chiesa risponda con l’artiglieria pesante!” (Mt 13,28): affinchè noi non soccombiamo in quel “sonno” che ha dato via libera al Nemico di seminare la zizzania in mezzo al grano buono, bisogna che proponiamo al nostro Arcivescovo la riapertura di una chiesa possibilmente in Città, dove si faccia l’Adorazione Eucaristica quotidiana continuata, così come si faceva fino a qualche anno fa; poi terminata e non più ripristinata! E poi che ciascuno di noi sacerdoti “lubrifichi” quanto più possibile la propria Artiglieria Pesante dell’Adorazione Eucaristica – Esposizione del SS. Sacramento per vincere con l’Amore di Gesù la zizzania abbondantemente disseminata nei nostri campi.
Con rinnovato affetto.
Don Stefano Piccinelli, Cappellano.
Ferrara - 29.7.2013: Memoria Liturgica di Santa Marta.
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Uomovivo al Meeting di Rimini - Mercoledì 21 Agosto 2013 ore 11.15 (insieme a Marco Sermarini, Annalisa Teggi e Gloria Garafulich Grabois)

Mercoledì 21 Agosto 2013 ore 11.15 - Meeting per l'Amicizia tra i Popoli, Rimini, Fiera - Eni Caffè Letterario A3

UOMOvivo, presentazione del libri di Gilbert Keith Chesterton, Edizioni Lindau.

Partecipano:

Gloria Garafulich Grabois, Managing Editor della Chesterton Review  - The Journal of the G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture;

Marco  Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana;

Annalisa Teggi, saggista e traduttrice.

Presenta Camillo Fornasieri, Direttore del Centro Culturale di Milano.
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domenica 28 luglio 2013

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Il nostro eroe chestertoniano sierraleonese John Kanu in un articolo di Tempi (a firma di Rodolfo Casadei)

http://www.tempi.it/kanu-africa-chesterton-sierra-leone#.UfTJBaYazCR

John Kanu è stato nostro ospite con Aidan Mackey all'XI Chesterton Day a Grottammare.

Rodolfo Casadei ha incontrato John durante l'incontro a Ferrara con Mons. Luigi Negri, Marco Sermarini e John Kanu.

Diffondete!
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venerdì 24 maggio 2013

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Guardate che bello show che organizzano gli amici della Chesterton Academy di Minneapolis, la nostra scuola gemella!

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martedì 5 marzo 2013

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Convegno Chestertoniano a Roma! Ci sarà il gemellaggio tra la nostra scuola e la Chesterton Academy!

Qui sotto il programma!

Ci sarà il gemellaggio della nostra piccola grande scuola libera con la Chesterton Academy di Minneapolis (Minnesota, USA)!

http://uomovivo.blogspot.it/2013/03/convegno-chestertoniano-tutte-le-strade.html



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venerdì 16 novembre 2012

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Emily de Rotstein ci ringrazia ma noi non vediamo l'ora di conoscere i ragazzi della Chesterton Academy!


Emily de Rotstein ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "La Scuola "G. K. Chesterton" italiana ha una sorel...": 

Thank you so much for sharing the video from Chesterton Academy! We look forward to seeing you in Rome next March!

With our love and prayers,

Emily de Rotstein
Chesterton Academy
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lunedì 22 ottobre 2012

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Alcune immagini di Norcia - 20 e 21 Ottobre 2012











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venerdì 15 giugno 2012

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Festa del beato Pier Giorgio Frassati 2012


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giovedì 7 giugno 2012

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PRANZO DI BENEFICIENZA


Allora sabato 16 giugno 2012, alle ore 13.00, presso Casa San Francesco di Paola a Grottammare (AP) faremo un bel pranzo a beneficio della Scuola Libera "Gilbert Keith Chesterton".


La scuola (tre classi di media, due già nate di Liceo delle Scienze Umane ed una prossima sempre del Liceo, a settembre) si regge esclusivamente sull’aiuto di persone che decidono di sostenere questa bella opera, quindi noi stessi che la facciamo e tutti quelli che la amano, ergo anche sul Vostro sostegno (ossia, non è una scuola paritaria, e questo per scelta di libertà verso il mondo e di grande fiducia nei confronti del Padre Eterno).

Durante il pranzo ci sarà occasione di vedere alcuni lavori eseguiti in classe e spiegati dagli alunni della scuola, delle mostre curate dai ragazzi, di ascoltare dei bellissimi canti e... molto altro!

I ragazzi saranno molto contenti di incontrarVi e saranno felici ed orgogliosi di farVi conoscere quanto stanno imparando.

Vi invito, dunque, caldamente a partecipare per vedere con i vostri occhi tutto ciò che gira intorno alla nostra scuola e i volti degli alunni che la frequentano.

Se decideste di venire, dovreste comunicarlo alla nostra Cristina Pavone(insegnante della scuola e come vedete pronta anche a prendere le prenotazioni per il pranzo) al numero telefonico 3287310168 o mandando un'e-mail a questo indirizzo: capitanicoraggiosi@hotmail.com.

Se non poteste venire (e questo mi dispiacerebbe! Non sapete cosa vi state perdendo, è un vero spettacolo!), vi offro la possibilità di partecipare ugualmente: versate la piccola somma (o anche quella grande che deciderete in cuor vostro...!) che chiediamo a chi interverrà al pranzo, cioè venti euro (che se ci pensate escono via dalle tasche spesso senza neanche che cene accorgiamo: pensate quanto è più bello invece quando escono coscienziosamente!).

Potete versare quello che riterrete opportuno sul ccp n° 39793690 intestato a Cooperativa Capitani Coraggiosi s.c.s. - causale: Costruiamo la nostra scuola

Oppure mediante bonifico sul medesimo conto corrente postale della CapitaniCoraggiosi s.c.s, la cooperativa sociale che gestisce la scuola: IT37LO760113500000039793690.

In entrambi i casi avrete anche un beneficio fiscale trattandosi di erogazioni liberali a favore di una ONLUS. Sempre in entrambi i casi avrete un indubbio beneficio di carattere cattolico: avrete aiutato con amore a sostenere una cosa che è l'opera di carità più gratuita che in genere si possa fare, educare i ragazzi.

Vi aspettiamo!

Qui sotto troverete l'invito del pranzo.




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giovedì 3 maggio 2012

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Il cinque per mille! Ci contiamo! Contiamo su di voi!


Cari Amici,
vi ricordiamo che è possibile dare il 5 per mille alla Cooperativa Capitani Coraggiosi.

Per farlo è sufficiente mettere nella propria dichiarazione e negli appositi spazi il codice fiscale della nostra cooperativa che è il seguente:
01709270449

Può farlo chiunque faccia la dichiarazione dei redditi o anche percepisca solamente la pensione.
Non comporta nessun esborso. Si chiede di destinare a noi il 5 per mille delle tasse che si pagano.
Non interferisce e non si sostituisce alle destinazioni dell'8 per mille (che continuerete a dare regolarmente a chi volete, se volete il nostro consiglio datelo alla Chiesa Cattolica!).

Così ci darete una grande mano nel portare avanti le attività che facciamo, nel farle meglio, nel farne di nuove.

Così contribuirete al rinnovarsi dello stupore, della bellezza e dell'affetto per tanti bambini, giovani e persone in difficoltà.

Grazie! e spargete la voce!
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1° maggio, auguri ai lavoratori. Auguri doppi a chi se ne sta a letto - Da Tempi - Tremende Bazzeccole (di Annalisa Teggi)


Il lavoro è sacrosanto, e il riposo? Non è stato un semplice sfizio ironico quello che mi ha fatto ricordare in occasione della Festa del Lavoro che il signor Chesterton scrisse due articoli intitolati rispettivamente Dello stare coricati a letto e Intorno all’abolizione del riposo domenicale (dalla raccolta La nonna del drago e altre serissime storie).

Pur scrivendo in tempo che pare anni luce da noi (i due articoli sono del 1909 e del 1930), già allora era evidente che la logica brutalmente utilitaristica legata alla fantomatica “idea di Progresso” avrebbe debordato nel regno libero della vita privata dell’uomo. A Chesterton, però, fu evidente che chi ne usciva schiacciato era l’uomo comune e non semplicemente il lavoratore.
Premetto questo perché, verisimilmente, nei due articoli in questione certe argomentazioni addotte dal signor Chesterton in difesa di una certa idea di lavoro risulterebbero risibili dal semplice punto di vista sindacale.
Partiamo dal primo esempio. Chesterton protestò perché, anche a quell’epoca, era stata avanzata l’ipotesi di abolire la domenica come giorno settimanale di riposo (e questo trovava d’accordo il collettivismo russo e il capitalismo americano). L’ipotesi era quella – e non ci è affatto estranea – di dare un diverso giorno di riposo infrasettimanale ai lavoratori, e di stabilire dei turni per non interrompere la catena produttiva e garantire un margine di profitti maggiore. Mi pare evidente che in un qualunque serio tavolo di trattativa tra parti sociali, le parole di disapprovazione di Chesterton sarebbero suonate fuori luogo: «I comunisti si dicono a favore dei turni di lavoro e anche di frequenti vacanze; e allo stesso modo anche i capitalisti. Dicono che il lavoro dovrebbe essere organizzato per tutti, e che le ferie dovrebbero essere date di volta in volta a ciascun individuo; ma lo stesso vorrebbero i capitalisti. Viene concessa all’individuo una vacanza, ma essa non ha nulla di individuale. È data da una forza impersonale con rotazione meccanica, e su questa l’individuo stesso non può esercitare alcun potere. Non gli viene offerta nel giorno del suo compleanno, o nella ricorrenza del suo santo patrono, né in alcun altro giorno di sua preferenza. Dio non voglia! – o meglio, la non-esistenza di Dio non voglia!».
Nessuno si sognerebbe di difendere i diritti del lavoratore, reclamando che bisognerebbe concedergli di potersi riposare nel giorno del suo compleanno. Perché quando lo si pensa come lavoratore, solitamente si sta pensando in modo serio – e cioè si smette di pensarlo come uomo. O meglio, lo si pensa ancora come uomo, ma solo nel senso di soggetto-produttivo-a-cui-spettano-certi-diritti. Chesterton, invece, non è proprio in grado di pensare al lavoratore, senza pensarlo anche come uomo.
L’impercettibile (ai nostri occhi) differenza di prospettiva sta nell’intuire che solo difendendo l’uomo nel suo complesso risulterà anche più evidente come difenderlo meglio in quanto lavoratore. E per uomo s’intende l’uomo comune e il tutto di cui è fatto; ma tutto tutto. Anche il semplice fatto è lieto di ricordarsi in un certo giorno dell’anno di essere venuto al mondo.
È altrettanto evidente che la battuta sul diritto a festeggiare il proprio compleanno è tale (cioè, dice qualcosa di vero, ma senza pretese). Non ha, infatti, alcuna pretesa di attuabilità; ma ha la pretesa di dire che certe risibili argomentazioni appaiono ultimamente molto più ragionevoli di quelle su cui si basa la prevalente difesa del lavoratore. E risultano più ragionevoli perché trattano l’uomo umanamente, vale a dire dentro l’orizzonte complessivo delle sue esigenze naturali, affettive e intellettive. Cosa che, guarda caso, fanno anche le religioni.
Sempre Chesterton: «Comunque è altamente significativo nei confronti di un bisogno umano universale il fatto che le tre maggiori religioni, pur essendo in disaccordo intorno alla scelta della giornata sacra, siano d’accordo nella necessità di averla. Esse si sono combattute, perseguitate, oppresse e sfruttate nei modi più diversi, ma hanno conservato il profondo istinto umano di una Tregua di Dio in cui gli uomini debbano, se possibile, cessare di combattere, e anche (se mai l’idea è concepibile) smettere di sfruttarsi». E, proprio ascoltando nelle scorse ore la notizia di un’altra strage di cristiani in Nigeria durante la celebrazione della messa domenicale, queste parole che parlano di unità tra le religioni sulla base di un bisogno umano universale sono ancor più vere.
Se l’idea relativa al giorno di ferie per il compleanno è solo una battuta, Chesterton non scherza però sulla necessità che il giorno di riposo settimanale non sia generico e casuale e diverso per ciascuno. Perché l’idea della Domenica – o del Sabato, o del Venerdì – non è l’idea di un diritto alla pausa, ma è l’idea del riposo non svincolata dall’idea del compimento. L’idea della Domenica si basa sull’immagine di Dio, che il settimo giorno si riposò: e questa immagine custodisce da una parte il senso del lavoro come progetto e non come efficienza produttiva, dall’altra afferma (e ci ricorda) l’istinto umano alla pienezza, al compimento. Il lavoro non è esecuzione, ma opera e questo implica anche un momento in cui fermarsi a godere di ciò che è stato compiuto – riposandosi (e non prendendosi una tregua regolamentata su turni). Togliere questo ritmo ciclico dal lavoro è togliere la memoria della nostra radice umana legata al ciclo vitale del mondo. E non c’è da stupirsi se questo tipo di argomentazione manca nei tavoli di trattativa tra le parti sociali.
Comunque, anche in questo caso il giudizio che il signor Chesterton dà su una questione limitata ha sempre la portata di un orizzonte totale sull’uomo e, dunque, il vero senso del suo discorso non è un battibecco sulle pause e sulle ferie, ma il tentativo di spostare il soggetto del discorso su qualcosa di veramente interessante e degno: è vero che l’uomo è un lavoratore, ma la verità prima è che l’uomo è un essere creativo che partecipa all’opera (al progetto) della Creazione. E lo fa sempre, anche dedicandosi al suo hobby preferito la domenica; non dovrebbe essere scandaloso dire che lo fa anche quando se ne sta a letto a dormire.
Ridurre questa visione generale – cioè ridurre la natura creativa dell’uomo a una mera faccenda produttiva o anche di carriera – comporta che uno non possa più essere sinceramente libero anche in merito al riposo. Anche lo starsene a letto deve essere ricondotto a qualcos’altro che non sia puro e semplice riposo. Può essere una nuova pratica spirituale, magari l’ultimo ritrovato in merito di diete, ma non si può più dire che sia puro e semplice riposo. E qui entra in gioco il secondo articolo citato, per cui volentieri lascio la parola al signor Chesterton: «Il tono oggi comunemente usato verso la pratica di stare coricati a letto è ipocrita e malsano. Le azioni e le disposizioni secondarie dell’uomo devono essere libere, agili, creative, mentre immutabili devono essere i suoi principi e i suoi ideali. Ma da noi è vero il contrario: cambiano continuamente i punti di vista, ma il menu della colazione è sempre uguale. Da parte mia vorrei che gli uomini avessero opinioni forti e ben radicate, ma per quanto riguarda la colazione, la facciano qualche volta in giardino, qualche volta a letto, qualche volta sul tetto e qualche volta sopra un albero. Per chi studiasse la grande arte dello stare a letto vi è da aggiungere un’importante avvertenza cautelativa. Se rimanete a letto, badate bene di farlo senza motivo o giustificazione di alcun genere. Non parlo, naturalmente, per chi sia ammalato sul serio. Ma se un uomo sano se ne sta a letto, lo faccia senza addurre la minima scusa, e allora s’alzerà più sano di prima».
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