mercoledì 29 febbraio 2012

// // Leave a Comment

SCUOLA/ Un viaggio in Olanda e Svezia farebbe bene a Monti e Profumo

Read More

martedì 28 febbraio 2012

// // Leave a Comment

L'ICI alla Chiesa - Un articolo dal blog Settimo Cielo di Sandro Magister

Chiarimenti. Il governo di Mario Monti li ha assicurati. La conferenza episcopale italiana li ha invocati.

In effetti c'era qualche punto non chiaro nella normativa sull'ICI per gli enti non profit (vedi il precedente post di Settimo Cielo sul tema).

Ma l'emendamento introdotto dal governo nel decreto legge sulla concorrenza non brilla per chiarezza. E confuso è soprattutto il rilancio che ne hanno dato i media.

La notizia diffusa dai media, nella loro quasi totalità, è che la Chiesa cattolica dovrà finalmente pagare l'ICI per gli immobili in cui esercita attività commerciali.

Una notizia con un doppio errore. Primo, perché il provvedimento del governo non riguarda solo la Chiesa, ma l'intero mondo non profit: ebrei, valdesi, ARCI, Telethon, Emergency, eccetera. Nel comunicato emesso da Palazzo Chigi il 24 febbraio – come già nel precedente del 15 febbraio – la parola "Chiesa" non c'è mai, neppure una volta.

Secondo, perché sia la Chiesa sia gli altri enti non profit l'ICI la pagano già, per i loro immobili dati in affitto o in cui esercitano attività lucrative. Ad esempio, due grossi proprietari di case come l'APSA e Propaganda Fide sono già il secondo e il terzo maggior contribuente ICI del comune di Roma.

Anzi, in forza della normativa vigente, un istituto religioso che abbia in un suo immobile sia un esercizio alberghiero sia un un convento o una cappella, paga l'ICI per l'intero immobile. Su questo l'emendamento Monti fa chiarezza: l'ICI dovrà essere pagata solo per la parte dell'immobile adibita ad uso commerciale. Come già avviene, ad esempio, per il bar di un oratorio.

Il punto non chiaro del provvedimento è là dove esso sembra estendere l'obbligo a pagare l'ICI anche agli immobili destinati ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, cioè a tutte quelle attività "esentate" dall'articolo 7 della legge 504 del 1992, entro i parametri di non profit stabiliti dalla circolare del 26 gennaio 2009 numero 2 del ministero delle finanze.

Molte di queste attività, infatti, si configurano di per sé come commerciali, in quanto prestano in forma organizzata dei servizi per i quali si richiede il pagamento di un corrispettivo.

Una scuola privata paritaria in cui si paghino delle rette, ad esempio, rientra in questa fattispecie. Attualmente è esente dall'ICI. Domani la dovrà versare?

Se fosse così, a sopportare questo costo aggiuntivo sarebbero non soltanto le scuole cattoliche, meno della metà del totale delle scuole private paritarie, ma anche le ebraiche, le valdesi e le molte estranee a confessioni religiose.

Sia il ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, sia il sottosegretario all'economia Gianfranco Polillo hanno assicurato che nell'applicare il provvedimento il governo farà "molta attenzione" al non profit e a "chi vuole rendere un servizio alla collettività".

Tale servizio corrisponde, per quanto riguarda le scuole private, a un risparmio annuo per lo stato di più di 6 miliardi di euro.

Ma sarebbe paradossale se un provvedimento preso dal governo anche per sventare una sanzione dell'Europa per violazione delle regole di concorrenza si ritorcesse nel suo contrario, obbligando le scuole private paritarie a pagare un'imposta da cui sono esenti le scuole statali e comunali, pur dovendo tutte offrire gli stessi standard di istruzione.


Read More

domenica 26 febbraio 2012

// // Leave a Comment

Chestertoniani a Phoenix Park, Dublin

Read More
// // Leave a Comment

I Cliffs of Moher (luogo bellissimo d'Irlanda visitato ieri dai ragazzi della Scuola Chesterton)

Read More
// // Leave a Comment

Le prof della Scuola Chesterton pronte per il lancio dai Cliffs of Moher...!

Read More

venerdì 24 febbraio 2012

// // Leave a Comment

I ragazzi della Scuola Chesterton alla Central Catholic Library - 4

Read More
// // Leave a Comment

I ragazzi della Scuola Chesterton alla Central Catholic Library - 3

Read More
// // Leave a Comment

I ragazzi della Scuola Chesterton alla Central Catholic Library - 2

Read More
// // Leave a Comment

I ragazzi della Scuola Chesterton alla Central Catholic Library - 1

Read More
// // Leave a Comment

Il Circo della Farfallla

Qui. Andate a vedere, è molto bello ed anche il commento aiuta e merita di essere letto.

L'attore con i baffoni alla messicana, el senor Mendez, è Eduardo Veràsguri che troverete in Cristiada, il film sui Cristeros di cui pure ci siamo occupati. Bel tipo.

Leggete, guardate e se ritenete commentate.

Read More
// // Leave a Comment

I nostri eroi della Scuola Chesterton sono a Temple Bar, quartiere dei pub musicali di Dublino, Repubblica d'Irlanda!


Read More

giovedì 23 febbraio 2012

// // Leave a Comment

Se Monti usa l'ICI per bastonare le paritarie

La vera (non quella italiana) libertà di educazione è un tema che ci è molto a cuore.
Ecco un articolo dell'amico Marco Lepore sulla questione della modifica della normativa sull'ICI per la Chiesa Cattolica, modifica che a quanto pare toccherebbe anche molte scuole paritarie.

Da Il Sussidiario.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/2/23/SCUOLA-Se-Monti-usa-l-Ici-per-bastonare-le-paritarie/247028/
Read More

lunedì 20 febbraio 2012

// // Leave a Comment

Da Tempi - Intervista al nostro caro amico don Antonio Villa su Don Giussani

Per chi non lo ricorda, don Antonio Villa è il fondatore della scuola media libera di Tarcento, un uomo splendido che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e di cui abbiamo mandato un'intervista video durante l'Education Day della festa del beato Pier Giorgio Frassati 2010.

E' una vivissima testimonianza su Don Giussani, fondatore di CL. Don Antonio è un uomo splendido.

L'intervista la trovate anche qui

Don Villa, parliamo di don Giussani? «No, ti prego, non farmi un'intervista, ché sembra una cosa seria. Chiamiamola "una chiacchierata"». Ma è per umiltà che don Antonio Villa si ritrae perché, in realtà, ha tanto da dire. «Ma facciamo in fretta, che devo preparare la pastasciutta ai miei bimbi». Era il 1976. Don Villa e uno sparuto gruppo di giovani andò in Friuli per aiutare i terremotati. Da allora non si è più staccato dalla piccola comunità di Tarcento – 9 mila abitanti – e ha fondato pure una scuola. È intitolata a "Camillo di Gasparo" ed è completamente gratuita, perché «l'educazione non può avere prezzo». A sette anni dalla morte di don Luigi Giussani, gli chiediamo di raccontarci di lui. Ed è commosso: «Per quel prete vale la pena vivere. Ti valorizzava solo per il fatto che c'eri. Mi chiamava "il Vilìn". Questo soprannome è l'asso di briscola che mi salverà nel Giorno del Giudizio».


Quando ha incontrato don Giussani?
Nel 1954 insegnava Teologia orientale in seminario. Una materia che a noi studenti non interessava per niente. Lui, pora stella, si metteva tutto nella spiegazione, gesticolava, stringeva i pugni. Ispirato, un mio compagno lo ha soprannominato "il mungitore". A lezione eravamo sempre distratti, e Giussani si arrabbiava. Ci paragonava ai suoi ragazzi del Berchet che invece stavano attenti. Ci considerava peggio dei ragazzini. Poi, nel 1962, facevo il vicedirettore al Collegio di Saronno. Mi chiesero di prendere l'abilitazione per insegnare religione nelle scuole. Sono prete ma ho dovuto farlo lo stesso. Mah. Non la presi molto seriamente. Infatti mi bocciarono. Allora ho dovuto seguire i corsi. Chi li tiene? Il "mungitore". Mi sono nascosto all'ultimo banco, perché non volevo che mi riconoscesse. Eppure, rimasi stupito. Diceva delle cose sulla Chiesa che mai avevo sentito. Mi sono trascinato al primo banco, con gli occhi sbarrati e le orecchie aperte. Era eccezionale.


Così, si è stretto un rapporto?
Sì. Nel 1963 mi propongono di dirigere il Centro sportivo Fenaroli. Il progetto di fondo era istituire l'Isef in Cattolica. Dovevo pulire le piste invece che le aule. Avevano il problema di darmi un sostentamento, ad esempio l'insegnamento di religione. Il monsignore, allora, mi ha proposto di incontrarlo in un pensionato per decidere in quale scuola andare. Lì chi mi trovo? Don Giussani. "Vieni a trovarmi in via Statuto, Vilìn". Sono andato. C'erano tantissimi ragazzi, e al centro il Giuss. "Vìlin, che bravo che sei venuto a trovarmi. Giacomo – chiama un ragazzo dal gruppo – lui è don Villa, fallo lavorare con te al giornale". Era il "Milano studenti". Io scrivevo robette sulla liturgia, ed era bellissimo. Era una meraviglia continua. Non ho mai avuto una buona considerazione di me, ma loro mi pungolavano, mi davano cose da fare, mi stimavano. Sono stati anni di un godimento estremo.

Ma anche anni difficili. Erano i tempi della contestazione giovanile…
Sì, ma Giussani non era mai preoccupato. Viveva della certezza assoluta dell'incarnazione. Gesù continuava nei suoi vicari, nei suoi vescovi. L'arcivescovo Colombo ha fatto soffrire tanto il Gius. Tra i due c'era un'incomprensione totale. Mi ricordo che lo accompagnavo in Curia ogni lunedì, per convincere il vescovo della bontà del Movimento. E spesso usciva in lacrime, per non esserci riuscito. Ma non l'ho mai sentito parlar male di lui una sola volta. Era il '68. I preti mandavano tutti alla malora, ma io non ho mai sentito don Giussani dire qualcosa contro la Chiesa. Lui aveva queste certezze semplici, intangibili e vere. Erano degli assunti che viveva con naturalezza. E lo si percepiva. Ti dava sicurezza perché viveva di sicurezza. Spesso non capivo tutto quel che diceva, ma non ne avevo bisogno. Mi bastava lui.

Cosa ti è rimasto nel cuore, di don Giussani?
Di certo l'umiltà, la sua totale mancanza di vergogna nel domandare. Per qualunque necessità, chiedeva. Una mattina mi telefona e mi chiede un favore. Io avevo la macchina e tanto tempo libero. Mi chiede se sono disponibile il giorno seguente. Rispondo di sì. "Devo andare a fare un ritiro dalle suore di clausura di Piacenza, ma non ce la faccio. Vai tu". Rispondo: "Gius, ma cosa diavolo stai dicendo?". "Villa – mi fa lui – hai detto che puoi? Allora ti do l'indirizzo". Così sono andato. Vedi, non stava a discutere sui contenuti, Giussani. Chiedeva solo la tua disponibilità. Una volta, durante un ritiro a Salice d'Ulzio, mi chiede se sapevo dei passi particolari della Bibbia. "No Gius, non li conosco". "Ma puoi cercare, no?". Fatto sta che sono rimasto in piedi la notte intera per mettergli giù dei brani che poteva utilizzare. Il mattino li guarda, e ne salva due o tre. Che, tra l'altro, già conosceva. "Gius, ma li sapevi già a memoria" mi lamento. "Sì, ma se li trovi tu è diverso". Giussani mi dava come un senso di sicurezza. Io non credo in me, ma lui sì. E diventava uno per cui valeva la pena vivere. Mi interessava solo aiutarlo in tutto quello che chiedeva.
twitter: @DanieleCiacci
Read More

giovedì 16 febbraio 2012

// // Leave a Comment

Il Papa ai seminaristi romani: non conformarsi al potere di finanza e media che, pur necessari, rischiano di opprimere l’uomo

Qui anche il servizio audio dalla Radio Vaticana.

Notizia del 15/02/2012

Il cristiano è chiamato a non conformarsi, per essere libero. Non conformarsi al potere di finanza e media che, pur necessari, rischiano di opprimere l’uomo. Così il Papa ieri pomeriggio durante la Lectio Divina tenuta ai seminaristi del Pontificio Seminario Romano Maggiore in occasione della Festa della Madonna della Fiducia. Al termine dell’incontro Benedetto XVI si è fermato a cena con i seminaristi, quindi il rientro in Vaticano. Il servizio di Paolo Ondarza: 

C’è un non conformismo del cristiano rispetto al mondo. Il Papa lo ha indicato ai “suoi seminaristi”, come lui stesso affettuosamente li ha salutati, circa 190 futuri sacerdoti di 5 seminari romani. Accolto da don Concetto Occhipinti, rettore del Seminario Romano Maggiore, e dall'entusiasmo della comunità dell'istituto, Benedetto XVI si è inizialmente soffermato in adorazione davanti al Tabernacolo. Quindi la lectio divina sul brano paolino della Lettera ai Romani: l’invito dell’Apostolo delle Genti ad offrire il proprio corpo come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, a non conformarsi a questo mondo, a lasciarsi trasformare per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. 

Ma non conformarsi non vuol dire fuggire dal mondo: è una via per essere veramente liberi. Il potere della finanza e quello dei media, ha spiegato il Papa, ambedue necessari e utili a volte rischiano di dominare sull’uomo. Il primo diventa non più uno strumento che favorisce l'umanità, ma che la opprime:

"Il mondo della finanza non rappresenta più uno strumento per favorire il benessere, per favorire la vita dell’uomo, ma diventa un potere che lo opprime, che deve essere quasi adorato, mammona, la vera divinità falsa che domina il mondo. Contro questo conformismo della sottomissione a questo potere, siamo non conformisti: non l’avere conta, ma l’essere conta! Non sottomettiamoci a questo, usiamolo come mezzo, ma con la libertà dei figli di Dio". 

Allo stesso modo spesso l’informazione non fa realmente luce e ciò che viene detto o scritto, diviene più importante della realtà stessa. Il mondo virtuale rischia quindi di diventare più importante di quello reale. Il cristiano si conforma per essere libero:

"Il non conformismo del cristiano ci redime, ci restituisce alla verità. E preghiamo il Signore perché ci aiuti ad essere uomini liberi in questo non conformismo che non è contro il mondo, ma è il vero amore del mondo".

Oggi si parla tanto della Chiesa di Roma, su di essa si dicono tante cose – ha notato il Papa: 

"Anche oggi si parla molto della Chiesa di Roma, di tante cose, speriamo che si parli anche della nostra fede, della fede esemplare della Chiesa di Roma e preghiamo il Signore, perché possiamo fare così che si parli non di tante cose, ma si parli della fede della Chiesa di Roma". 

Quindi Benedetto XVI ha ammonito: il cristianesimo non è solo spiritualizzazione, moralizzazione, ma incarnazione. L’invito di Paolo ad offrire i propri corpi è invito ad essere un tutt'uno con Dio:

"Dobbiamo essere realmente penetrati dalla realtà di Dio, così che tutta la nostra vita – e non solo alcuni pensieri – siano liturgia, siano adorazione".
Read More

lunedì 13 febbraio 2012

// // Leave a Comment

"Il buio di due aborti. Poi la luce della fede"

È uscita sull'Avvenire il 5 febbraio 2012, questa intervista. Ve la proponiamo perché venga letta da molte più persone possibile.

Parla Alessandra Pelagatti. È interessante perché l'origine dei suoi aborti la colloca proprio negli anni dell'educazione e della crescita, quando a quattordici anni poteva fare tutto ciò che voleva.

Non è un caso, diciamo. Lo diciamo ai paladini della "libertà" a tutti i costi.

Poi questa donna ha avuto la grazia della conversione.

«La mia vita è stata un ring sul quale il Male e il Bene si sono affrontati per venti anni. Un Male che era nato sull'esperienza dell'aborto. Alla fine l'amore di Dio ha vinto... E te lo dice una ex atea, bestemmiatrice convinta». Difficile sovrapporre l'antica Alessandra all'Alessandra di oggi, sempre bella come allora ma di bellezza nuova, serena e trasparente come i suoi occhi. È lei che nella Giornata per la Vita si fa avanti per raccontarci la sua storia, spinta da un'urgenza ben precisa: «Spero che la mia vicenda possa aiutare altre ragazze», sorride. Alessandra Pelagatti, 39 anni, nata vicino a Milano e approdata a Roma come attrice, oggi è il volto della serenità, ma per tanti anni è stata il campo di battaglia su cui due Alessandre si sono dilaniate.

Come trovi la forza di parlarne?

Le mie esperienze di aborto e la conseguente ferita di cui dopo vent'anni porto ancora i segni sono anche una testimonianza di conversione e di fede. Spero così di parlare al cuore di altre donne, anche solo di una, che forse sottovaluta cosa significhi per l'anima - o per la coscienza, se non ha fede - scegliere volontariamente di uccidere il proprio bambino. Non voglio convincere nessuno, ma mi piacerebbe che tutti riuscissero a immaginare la propria vita quando, un tempo lontano, avevano solo un giorno dopo il concepimento: quel giorno eravamo già noi, unici e irripetibili. Se qualcuno avesse deciso che quella cellula non avrebbe accompagnato il sorgere del sole del giorno due, noi non saremmo qua.

Come sei arrivata all'aborto?

Mia madre, dopo aver ricevuto un'educazione soffocante, divenne una donna assolutamente lontana dalla Chiesa, desiderosa di indipendenza e "libertà". Io sono nata come figlia dell'amore, ma anche un po' per gioco... Un gioco più impegnativo del previsto, così i miei genitori quando avevo 5 anni erano già divorziati e io crebbi in totale precarietà psicologica, tra un padre lontano e una madre al suo traguardo di "libertà". Libertà di cui apprezzai presto il "vantaggio": poter star fuori fino a tardi, andare in vacanza da sola a 14 anni, dormire col mio ragazzo... Cose proibite alle mie amiche, e ai miei occhi mia mamma diventò un mito. Come lei, venni su atea. Il resto è conseguenza: a 15 anni la paura di essere rimasta incinta e mamma che mi fa prendere la pillola del giorno dopo. A 18 anni incinta ci resto davvero e mamma organizza l'aborto, dicendomi che per un figlio c'è tempo, ora devo «godermi la vita». Anche il mio fidanzato, cui dico di un figlio nostro, risponde semplicemente «preferisco di no».

Come giudichi tua madre?

Indubbiamente ha sbagliato, ma so che era offuscata dalla fitta coltre di macerie che impedivano alla luce di entrare nel suo cuore. Più colpevole è stato il ginecologo, che non mi indirizzò ai colloqui psicologici previsti dalla legge 194 e obbligatori, e alle mie remore rispose che «fino a tre mesi non si può parlare di vita». Ancora oggi mi chiedo perché non mi fece sentire il "suo" cuore durante l'ecografia. Cuore che batte già dal 18esimo giorno. Così, mentre studiavo per la maturità, entrai all'ospedale di Desio.

Che cosa ricordi?

 Mi misero un ovulo preparatorio e mi lasciarono in uno stanzone con altre sette donne. Una ragazzina nel letto di fronte al mio era tra il triste e il terrorizzato, ci fissavamo come per trovare appoggio l'una nell'altra, sul volto una richiesta di aiuto che non sarebbe mai arrivata. Ci venivano a prendere una dopo l'altra. Nel pomeriggio presero lei, uscì sveglia, rientrò addormentata e senza più il bambino. In un attimo di lucidità ebbi il coraggio di reagire e chiesi di andarmene, ma il ginecologo mi spiegò che quell'ovulo era abortivo, non potevo più tornare indietro. Finì con l'anestesia, poi il risveglio, vomito, dolori lancinanti, una emorragia... L'amore torna solo dopo anni di buio, e immediatamente resto incinta... Di nuovo penso a quanto mia madre sia un mito, e di nuovo il secondo fidanzato ripete quel «preferisco di no». Stesso ginecologo, stesso ospedale ma tutto rinnovato, questa volta niente stanzone, anzi, camera singola... Ullallà, devono rendere bene questi aborti, penso.

E inizia il precipizio...

Fatto di odio furioso, vuoto incolmabile, desiderio di togliermi la vita. Avevo solo 24 anni e i tredici successivi li ho passati tra psichiatri, psicofarmaci, libri new age, yoga, buddismo, insomma, la ricerca di "qualcosa". E ogni volta le ricadute in quel baratro profondo. Mi divenne intollerabile pensare di spegnere una vita e, io che ne avevo soppresse due, facevo cose estreme come gettarmi vestita in piscina per salvare una coccinella che galleggiava e adorare i miei gatti per sostituire i miei figli... Poi è arrivato P., l'amore vero, e ho deciso che "ora" potevo avere un bambino. Ma "ora" era il bambino a non venire più... Ogni volta che vedevo un passeggino la rabbia diventava violenta. Il male mi aveva attanagliata.
Come arriva il primo spiraglio?

P. e io siamo "casualmente" passati per Assisi. Al culmine dell'indifferenza mi fermai un istante con lui, che era credente, davanti alla tomba di san Francesco, dove pregò per me con disperazione: bastò quell'istante per far sì che Francesco lo ascoltasse. Ma la via era ancora lunga e faticosa. Quando sei disperata le pensi tutte, sono anche andata da un esorcista, che però mi ha detto che avevo solo bisogno di fare un cammino di fede e che da sola non ce la potevo fare, dovevo prima riconciliarmi con Dio. Rinfrancata, tornai a casa con la mia bottiglia di acqua santa e... dimenticai di mettermi in cammino. Seguirono altri giorni atroci, Male e Bene lottavano dentro me, P. mi spingeva a chiedere aiuto a Dio, mi regalò persino la Bibbia e lì... ho trovato il Vangelo. Misteriosamente, inspiegabilmente ogni vuoto si colmava, nelle parole da Lui pronunciate ogni domanda trovava risposta, tutto aveva un senso. Una pace profonda prendeva il posto della disperazione grazie alla conversione del cuore. Ma il Male non era per niente contento della strada che stavo intraprendendo e non mollava la presa. Più mi avvicinavo alla Chiesa e più il mio buio si infittiva, il desiderio di diventare mamma contorceva la mia anima, rimpianti e sensi di colpa venivano fuori uno dopo l'altro come foulard annodati tra loro dal cappello di un prestigiatore, tutti di colore nero.

Quando, finalmente, la fede?

Quando, sempre per "caso", siamo finiti allo Speco di san Francesco sulle colline di Narni, dove faticosamente una breccia si è aperta nel mio cuore ormai sfinito, e poi a Medjugorje, per una serie di "coincidenze" che ci hanno deviati laggiù mentre dovevamo andare al mare in Croazia. Sentivo che là, da Maria, avrei trovato la risposta e, non avendo i soldi per il viaggio, sono corsa a vendere tutto l'oro che avevo in casa, i regalini dei fidanzati che da anni erano chiusi in un cassetto: permettermi di fare una cosa tanto importante mi sembrava il miglior modo per ricordarli con la gratitudine che meritavano. La mia risalita verso la luce è stata costellata di incontri "casuali", che Dio mi metteva sulla strada anche a costo di sofferenze indicibili, ma che mi avrebbero alla fine condotta a sentirmi da Lui perdonata e amata: era questo il pezzo fondamentale che ancora mi mancava.

E ora?

La mia vita è un pellegrinaggio fatto di curve, rovi, buche nelle quali ancora inciampo, ma ora mi affido a Gesù portando sulle spalle la mia croce. La croce di non essere madre. Lo sono stata di Andrea e di Camilla, per tre mesi rimasti nel mio grembo, nomi che ho dato loro al ritorno da Medjugorje senza nemmeno sapere se erano maschio o femmina, ma ho voluto così per chiedere a Maria di stringerli nel suo abbraccio materno. A lei affido mia madre, oggi provata da un dolore nuovo che, lo so bene, non può che condurla a un bene maggiore.

Read More

martedì 7 febbraio 2012

// // Leave a Comment

Dagli amici monaci del monastero di San Benedetto a Norcia - estendiamo a tutti questa richiesta di preghiere giuntaci da questi cari amici

Il nostro presidente Marco Sermarini si è recato recentemente da loro per una conferenza su Chesterton e padre Cassiano è stato ospite della festa del beato Pier Giorgio Frassati lo scorso anno 2011.

Sono amici e vi chiediamo di estendere a tutti il contenuto di questo post:



C

irca sei anni fa, durante l'estate del 2006, il nostro amato fondatore e priore, Padre Cassiano, scoprì di essere affetto da mieloma multiplo, un tumore delle plasmacellule del midollo osseo. Nella primavera del 2007, Padre Cassiano dovette sottoporsi ad un duro ciclo di chemioterapia e subire un trapianto di cellule staminali adulte (utilizzando le sue stesse cellule staminali) per favorire la remissione del cancro. Tuttavia nell'autunno del 2011, il tumore si è riformato.

 

Padre Cassiano continua ad essere ottimista dicendo che i suoi dottori, quelli in Cielo e quelli in terra, lo aiuteranno a guarire. Nei prossimi mesi si sottoporrà ad un altro ciclo di chemioterapia e ad un altro trapianto di cellule staminali, che speriamo possa far regredire il cancro. Padre Cassiano spiega che questo cancro è come un drago: alcune volte dorme, mentre altre è sveglio. Noi preferiamo che rimanga a dormire!

 

Tutta la nostra comunità vi chiede di pregare per Padre Cassiano durante questo difficile periodo di convalescenza. In questa fase di prova, Padre Cassiano farà molto affidamento sulle vostre preghiere oltre che alla misericordia di Dio Padre. Seguendo l'insegnamento di San Paolo, Padre Cassiano prega così: "Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa." (Col 1:24).

Read More