giovedì 18 dicembre 2008

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Qui si studia il legno!


Visita degli scolari della nostra scuola media "G. K. Chesterton" alla ditta Progetto Legno, accompagnati dall'insegnante di educazione tecnica Giorgio Pellei. La ditta è specializzata nella fabbricazione di scale in legno. Legno, molto meglio della plastica!

Si vive. Bello, no?
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martedì 16 dicembre 2008

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Una testimonianza dal BorsaLavoroDay


Lo scorso 5 Dicembre 2008 l'APS Santa Caterina da Siena ha organizzato il BorsaLavoroDay, una giornata di confronto e di aiuto sul tema delle borse lavoro, col quale molti di noi svolgono la loro opera di inserimento lavorativo dei tanti che si rivolgono ai nostri Centri di Solidarietà.
Eccovi la testimonianza di Federica Di Bella che vi ha partecipato.

5 Dicembre 2008 Ferrara: BORSA LAVORO DAY

Il 5 dicembre ho partecipato a Ferrara alla giornata di approfondimento dello strumento delle borse lavoro.
Questo incontro mi ha permesso di conoscere da vicino le persone che, come me, operano ogni giorno nei Centri di Solidarietà presenti in tutta Italia.
Ascoltare le testimonianze di coloro che, pur operando in contesti diversi, cercano di “accompagnare” le persone in difficoltà nella ricerca del lavoro, è stato interessante sia per apprendere le singole esperienze sia per poter fare un confronto con il mio lavoro e trarne spunti positivi.
Il denominatore comune che ho colto dalle testimonianze degli operatori dei Cds, è stato il considerare la Borsa Lavoro come uno degli strumenti educativi utili ad accogliere ed accompagnare la persona durante il percorso di inserimento lavorativo. Tale strumento presuppone alla base una proposta educativa: il prendersi carico della persona in situazione di disagio, “l’abbracciarla totalmente”, da parte dell’educatore.
E’ stato poi stimolante conoscere le varie modalità dei Cds nell’utilizzo di questo strumento, simili e allo stesso tempo diverse. Tra tutte mi ha colpito in particolare la testimonianza del Cds di Genova.
La proposta delle borse lavoro è nata qui con lo spirito di aiutare ad inserire nel mondo lavorativo alcuni ragazzi difficili provenienti dalle case famiglia della zona. Da questa idea è nato il progetto “Educare al lavoro”. Durante il racconto mi ha colpito la tenacia e la passione della responsabile del Cds nel credere fortemente in questo progetto tanto da riuscire a stipulare una convenzione con la provincia di Genova per la realizzazione e la gestione autonoma di tali borse. In particolare, interessante è stata l’idea di raccogliere fondi da destinare al pagamento di tali borse attraverso l’organizzazione di cene solidali con amici e parenti e la vendita di piccoli manufatti artigianali realizzati dagli stessi ragazzi destinatari delle borse e dai loro amici. A tal proposito è stato istituito il conto corrente Carità attraverso il quale si raccolgono fondi da destinare esclusivamente alla realizzazione dei tirocini formativi dei ragazzi. Dal 2007 il Cds ha istituito 47 tirocini formativi/borse lavoro. Dal racconto è emerso inoltre come sia stato fondamentale per trovare le aziende dove poter realizzare la borsa, il creare contatti e lo stringere relazioni con i datori di lavoro del luogo mossi a sostenere un simile progetto non dall’attrattiva dei soldi ma dalla profonda esperienza umana di compiere “una bella opera”.
L’importanza del conoscersi e del creare una rete solidale per aiutare la gente, per trovare strade nuove per sostenere le persone in difficoltà, è stato messo in evidenza all’interno di tutte le testimonianze dei vari Cds presenti all’incontro.
Nel complesso il Borsa Lavoro Day è stata una bellissima esperienza perché mi ha permesso di ascoltare la testimonianza di persone che hanno fatto del loro lavoro di educatori una passione ed una vera e propria ragione di vita. La loro testimonianza mi ha fatto riflettere sul lavoro di educatrice che svolgo ogni giorno al Centro di Sussidiarietà e mi ha stimolato ancora di più a credere in ciò che faccio, a compierlo con animo e partecipazione e a trovare ogni giorno modalità nuove per aiutare e sostenere le persone in difficoltà.


Federica Di Bella
CDS San Benedetto del Tronto
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venerdì 12 dicembre 2008

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Se fare del bene diventa esperienza: le storie del banco alimentare a Palermo

«Spesso il semplice gesto di carità, di assistenza, non lascia traccia, memoria, nella nostra mentalità, si aderisce, ad esempio alla colletta, disattenti al vero fine così si compie un gesto generico, burocratico e nemico del vero bisogno. Dico questo perché io per primo, ero così, superficiale, disattento, preferivo muovermi solo per un mio tornaconto, ma la realtà è un’altra».

Circa otto anni fa Antonio di Cristofalo perdeva il lavoro «in un attimo tutto quello che mi sembrava scontato, tutte le mie certezze, si sbriciolavano». Poi ha iniziato a lavorare per il Banco Alimentare di Palermo, inizialmente come volontario. Oggi è diventato responsabile della logistica del magazzino della Sicilia occidentale. «Sette anni ricchi di incontri, esperienze, con persone di ogni estrazione sociale, una vera e propria scuola di vita!» Quello che gli è accaduto, che ha dato una svolta alla sua vita, proprio nel momento di maggiore difficoltà, Antonio lo rivive ogni giorno: le storie di chi lavora presso il magazzino del “Banco” di Palermo sono piccoli miracoli che ogni giorno permettono «Di gestire più di 2000 tonnellate di cibo, che sfamano 100 mila poveri movimentate in 500 metri quadrati di magazzino, un miracolo, come quello che è successo a me». Uno di loro ha bruciato la sua adolescenza. Dall'allontanamento dagli affetti famigliari, alle amicizie sbagliate, una serie di errori che ancora oggi paga. Il suo atteggiamento è irruento e scontroso, «va seguito e spinto nel lavoro», ma piano piano il suo atteggiamento si sta modificando, con ripercussioni positive anche nella sua vita privata. Un altro ha 33 anni, è arrivato al Banco Alimentare di Palermo grazie a una borsa lavoro, ha un passato difficile, fatto di lavori precari, di solitudine, di droga. Ora sta recuperando il tempo perduto, paga il suo debito con la giustizia, si sta disintossicando, e dando una mano al magazzino di Palermo sta aiutando se stesso a riprendere il filo della sua vita. Uno dei volontari ha 26 anni, ha un handicap fisico e lavora al Banco ormai da una vita. Ogni mattina viene accompagnato al magazzino dal padre e lì ha trovato una compagnia sincera, dove aiuta e viene aiutato, un ambiente dove non ci sono pregiudizi e non si sente diverso dagli altri.

Lo stesso accade nel periodo della colletta, quando «si rischia di essere sommersi dalle tante difficoltà, dalla fatica, dalle tante cose da organizzare – conclude Antonio - si ha sempre il timore che manchino i volontari per coprire i supermercati, poi, come accaduto quest'anno, sono arrivati più di 2000 volontari. E il lunedì mattina, quando riapro il magazzino con centinaia di scatole da sistemare, verrebbe voglia di scappare, poi guardo i ragazzi che mi aiutano nel mio lavoro, penso alle loro storie, guardo al risultato ottenuto, un esercito tra giovani e adulti che tra mille avversità è riuscito a contagiare la gente che si è fidata, consegnando nelle loro mani ed alla nostra responsabilità 9970 tonnellate di cibo... un miracolo».
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SCUOLA/ Ripristinati i fondi alle paritarie? Sembra proprio di no

di Vincenzo Silvano - IlSussidiario.net

Venerdì 5 dicembre, accompagnata da altisonanti “rulli di tamburi”, è circolata la notizia del ripristino dei fondi tagliati alle scuole paritarie sulla finanziaria 2009, a seguito della decisa presa di posizione della CEI nei confronti dell’attuale governo.
Il sottosegretario all’Economia, Vegas, ha addirittura consigliato agli alti prelati e a tutti gli inquieti rappresentanti del mondo della scuola non statale un tranquillo riposo su “quattro cuscini”, visto che ormai non ci sarebbe più nulla da temere.
Ma è davvero così? Si direbbe di no, visto che si è trattato di una manovra ambigua e farraginosa; i due emendamenti presentati dal relatore al Senato nella seduta antimeridiana del giorno 5 dicembre, infatti, parlano di tutto fuorché di scuola non statale o paritaria, destinando invece genericamente il finanziamento alla scuola nel suo insieme.

Vediamo la cosa nel dettaglio. La Proposta di modifica n. 2.Tab.2.200-5 al DDL n. 1209 chiede di apportare «allo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (tab. 7 ) missione 1 – Istruzione scolastica, programma 1.14: Interventi in materia di istruzione» una variazione in positivo pari a 120.000.000 di euro per competenza e per cassa, andandoli a togliere dallo stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, fondi di riserva e speciali, al capitolo u.p.b. 25.2.3 – (Oneri comuni di parte corrente).
E, come se non bastasse, i fondi stanziati dovranno essere ripartiti tenendo conto del parere del ministero dell’Economia, dell’Istruzione e degli Affari Regionali:
«43-bis. Fermo il rispetto delle prerogative regionali in materia di istruzione scolastica, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro degli affari regionali e il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni, sono stabiliti, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per la distribuzione alle regioni delle risorse finanziarie occorrenti alla realizzazione delle misure relative al programma di interventi in materia di istruzione.»

E’ tutto da verificare, quindi, quale sarà la rotta che prenderanno quei 120 milioni di euro che, essendo destinati all’istruzione tout court, potrebbero riguardare la scuola paritaria solo in minima percentuale.
Avrà il Ministro Gelmini, di concerto con gli altri ministri interessati, il coraggio – o la volontà- di destinare interamente la somma al ripristino (parziale) del fondo spettante alla scuola paritaria per il 2009? Avranno l’ardore di sfidare nuovamente la piazza, dopo le roboanti e strumentali proteste che nelle scorse settimane hanno scosso il mondo della scuola, condite da abbondante disinformazione che ha fatto passare il messaggio che si tagliavano i fondi alla scuola “pubblica” per darli alle “private”?
Quello che poteva e doveva essere un percorso semplice e inequivocabile -dal capitolo dell’istruzione non statale per il 2009 erano stati tagliati 134 milioni di euro, con un emendamento dovevano essere reintegrati nel medesimo capitolo- si è trasformato in un contorto e incomprensibile pasticcio, che rischia di portare nelle casse delle scuole paritarie solo le briciole dell’importo originario.
Se la somma di 120 milioni di euro –tra l’altro inferiore di 14 milioni di euro a quanto originariamente tagliato- è davvero destinata alla scuola paritaria, perché non inserirla direttamente al programma 1.9: Istituzioni scolastiche non statali?

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti del sottosegretario Vegas, non ci sentiamo tranquilli. Anzi, le modalità con cui si è proceduto accrescono le perplessità e i timori, perché alimentano la sensazione che nel governo ci siano forze che non comprendono l’importanza della libertà di educazione e che conseguentemente l’avversano. Probabilmente la deviazione dei fondi su un capitolo di spesa generico dell’istruzione è frutto di uno scontro all’interno del governo stesso, nel quale si confrontano due anime, una liberista e favorevole ad una reale autonomia scolastica, ed una ancora statalista e accentratrice, in barba a qualsiasi promessa elettorale....Questo genera confusione.
Le scuole paritarie invece chiedono chiarezza: il ripristino totale dei fondi tagliati, un impegno preciso sul capitolo di spesa relativo all’istruzione non statale per l’intero triennio di competenza, atti inequivocabili a favore della libertà di scelta educativa sancita dalla nostra Costituzione.
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giovedì 11 dicembre 2008

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Ecco cosa succede nei nostri doposcuola!


I nostri ragazzi sono contenti, e si vede!
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La Scuola "G. K. Chesterton" vive in questi volti!




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mercoledì 10 dicembre 2008

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Educazione - USA / La scuola secondo Obama

di mons. Lorenzo Albacete - da IlSussidiario.net


Tra le nomine del presidente eletto Obama per il suo governo, una delle più attese riguarda il prossimo Segretario all’Educazione. Il Partito Democratico è molto diviso sulla questione e la decisione di Obama è attesa con ansia.

Da una parte ci sono i cosiddetti riformatori che sostengono cose come incentivi per gli insegnanti meritevoli, le scuole parificate e una verifica accurata dei risultati. Dall’altra parte, ci sono i sindacati degli insegnanti e gli appartenenti all’establishment accademico e ministeriale. Costoro chiedono un incremento della spesa, classi meno numerose e qualche riforma. Durante la campagna presidenziale, Obama ha oscillato tra le due parti, ma ora deve operare la scelta su chi porterà avanti la politica dell’istruzione nella sua amministrazione.

La persona posta da Obama alla testa della squadra di transizione è Darling-Hammond, un professore della Stanford University spesso critico nei confronti delle strategie riformiste, ma i circoli più vicini a Obama hanno assicurato gli allarmati riformisti sul suo appoggio a molte delle loro posizioni.

L’umore nel Paese è attualmente favorevole ai riformisti. La settimana scorsa Newsweek Magazine ha dedicato il suo articolo di copertina a Michelle Rhee, responsabile del sistema di scuole pubbliche di Washington DC, un’importante riformista. Anche le scuole pubbliche di New York sono guidate da un riformista, Joel Klein.

La questione principale è la valutazione dei risultati e ogni tentativo di indebolire ciò che stanno facendo i riformisti viene interpretato come una sconfitta per le riforme. Le speranze dei riformisti sono ora centrate su un amico personale di Obama, Arne Duncan, alla guida delle scuole pubbliche di Chicago. Se non verrà scelto Duncan, o un altro riformista, Obama deluderà seriamente molti di quelli che hanno creduto nella sua promessa di un cambiamento reale.

È interessante notare che le discussioni sull’educazione riguardano la valutazione dei risultati, gli incentivi, i licenziamenti, gli avanzamenti di carriera, le abilità nello scrivere, nel leggere, nella matematica o nelle scienze, i corsi economicamente profittevoli, etc. Niente viene detto sugli insegnamenti umanistici, specialmente sui contenuti dell’insegnamento della storia, dell’educazione civica e della responsabilità sociale.

Una delle spiegazioni a questo fatto è che per tradizione il governo federale non può stabilire i contenuti dell’insegnamento nelle scuole pubbliche, che sono tutte gestite localmente. Un’altra ragione è il modo pragmatico con cui viene intesa l’istruzione in questo Paese.

Tuttavia, la guerra culturale è arrivata nel sistema pubblico della scuola elementare e secondaria a causa delle regole del “politicamente corretto” incluse nei requisiti per accedere alle sovvenzioni federali. Per esempio, il revisionismo storico (che sembra risultare nell’espunzione del fatto cristiano dalla formazione della civiltà occidentale) è già influente in molte università ed è pronto a entrare anche nella scuola superiore.

Se questa questione non viene affrontata, finisce per non avere molta importanza chi verrà nominato come Segretario all’Educazione. In effetti, insegnanti incompetenti potrebbero essere alla fine preferibili.
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SCUOLA / Secondo "La Repubblica" è incostituzionale finanziare le paritarie: ma è proprio vero?

«Per rispondere alle esigenze delle scuole cattoliche butteremo alle ortiche l’articolo 33 della Costituzione?». Così Miriam Mafai su Repubblica del 6 dicembre. Il dettato costituzionale – e non solo secondo Mafai – escluderebbe dunque in maniera esplicita la possibilità di effettuare finanziamenti alle scuole pubbliche a gestione privata.
È proprio così? L’analisi degli Atti del dibattito svoltosi nell’Assemblea Costituente su quello che è divenuto poi l’articolo 33 della Carta costituzionale entrata in vigore il 1° gennaio 1948 può aiutare forse a comprendere le reali intenzioni degli autori dell’articolo, e quindi le direttive in esso contenute.
L’assemblea fu teatro di un aspro dibattito tra i rappresentanti dell’area social-comunista, incline ad affidare allo Stato il completo controllo del sistema educativo nazionale, e gli eletti nelle file della Democrazia Cristiana, favorevoli ad attribuire allo Stato una funzione sussidiaria rispetto alla responsabilità educativa delle famiglie.
Nella dichiarazione introduttiva alla sua relazione «sui principii costituzionali riguardanti la cultura e la scuola», il deputato comunista Concetto Marchesi sosteneva che l’intero sistema scolastico nazionale dovesse «appartenere allo Stato»: «tutta la organizzazione scolastica ed educativa», dall’istruzione primaria a quella universitaria, sia pubblica che privata, doveva ricadere «sotto il suo controllo»[1]. I partiti di sinistra non respingevano la possibilità di istituire istituti scolastici privati «sotto la vigilanza ed il controllo dello Stato e nei limiti della legge»[2], tuttavia la DC richiedeva che tale libertà fosse «effettiva», come ebbe a dire Dossetti. Secondo Moro e Dossetti, la semplice concessione del diritto giuridico a istituire enti a gestione privata avrebbe costituito la premessa per un monopolio di fatto della scuola pubblica. Il deputato reggiano precisava che non era intenzione dei democristiani rivendicare per la scuola non statale una posizione di privilegio: si voleva però «escludere una posizione di privilegio e anzi di monopolio per la scuola statale […]. La fiducia lo Stato non se la deve meritare precostituendo una posizione di privilegio per la sua scuola, ma organizzando la scuola in condizioni di libera concorrenza con la scuola privata, e facendo sì che la sua scuola sia migliore di quella privata»[3].
Un accordo tra le parti fu raggiunto sul testo di un emendamento firmato da democristiani, socialisti, comunisti ed esponenti di altri partiti, che sarebbe poi entrato a far parte del testo definitivo della Costituzione come articolo 33. Prima del termine del dibattito, però, venne presentato un ulteriore emendamento firmato da numerosi esponenti dello schieramento laico (dal comunista Marchesi al repubblicano Pacciardi, dal liberale Corbino all’azionista Codignola), che proponeva di aggiungere le parole: «senza oneri per lo Stato».
Dinanzi alle proteste del democristiano Gronchi, alcuni dei firmatari intervennero per precisare l’intento dell’emendamento. Corbino dichiarò: «Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o non dare». Codignola ebbe a precisare che «con questa aggiunta, non è vero che si venga ad impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole professionali (citate da Gronchi nel suo intervento, NdR): si stabilisce solo che non esiste alcun diritto costituzionale a chiedere tale aiuto. Questo è bene chiarirlo»[4]. L’emendamento cioè precisava che lo Stato non è tenuto a intervenire, come avverrebbe nel caso in cui la Costituzione sancisse per le scuole a gestione privata un diritto a ricevere sussidi pubblici, ma non escludeva affatto che lo Stato possa erogare dei finanziamenti, se gli organi competenti lo stabiliscono. Se ne dovrebbe desumere che, in base al dettato costituzionale interpretato alla luce delle intenzioni originali dei padri costituenti, non è legittimo definire "incostituzionale" un intervento pubblico a favore delle scuole a gestione privata.
L’emendamento (inserito nel testo definitivo e dunque attualmente in vigore) va perciò letto in tal senso[5]. È quanto sostenuto anche dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida nella sua intervista a ilsussidiario.net dello scorso 5 giugno: «Il diritto di creare scuole non dà diritto ad usufruire di finanziamenti pubblici, ma appunto è un diritto che si deve esercitare senza oneri per lo Stato. Il che non significa che lo Stato non possa, in relazione a circostanze concrete, ad aspetti oggettivi, a utilità sociali, disporre e prevedere anche forme di finanziamento facoltativo»[6].

(Francesco Tanzilli)


[1] Atti della Commissione per la Costituzione, vol. II, pag. 35.
[2] Ibid., pag. 44.
[3] La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente, Roma, Camera dei Deputati – Segretariato generale, 1970, vol. VI, pag. 579.
[4] Ibid., vol. II, p. 1284.
[5] Si veda anche V. Falzone – F. Palermo – F. Cosentino, La Costituzione della Repubblica italiana, Milano, Mondadori, 1976, pag. 119.
[6] http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=2573.
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venerdì 5 dicembre 2008

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Ripristinati i fondi per le scuole paritarie (speriamo).



Roma - Verranno ripristinati i fondi per le scuole private. Con un emendamento del relatore al ddl Bilancio vengono stanziati 120 milioni per il 2009. Il taglio originario era di circa 130 milioni di euro. Il sottosegretario all’Economia, Giuseppe Vegas, tranquillizza i vescovi che oggi hanno lanciato l’allarme: "Possono stare tranquilli, possono dormire su quattro cuscini". "C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie", riferisce Vegas a margine dei lavori della commissione Bilancio del senato sulla Finanziaria.

Attacco a Tremonti La Conferenza episcopale italiana rimprovera al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di colpire di nuovo la scuola cattolica. "Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario" spiega monsignor Stenco. "Nel 2000 la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento, è quindi già irrisorio. Nel 2004, - ha proseguito il vescovo - per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto - ha aggiunto - e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra. La Chiesa adesso - ha concluso - deve tirare le sue conseguenze perchè senza contributi le scuole dell’infanzia non vanno avanti e di certo rischiano di chiudere".

Aiuti di Stato Secondo monsignor Stenco "qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici. Tra stato e mercato - si è chiesto il vescovo - perché colpire proprio il privato sociale?. Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica - ha aggiunto il prelato -. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Dopo 10 anni che cosa è divenuta? 250mila euro. E il contributo dello Stato - ha concluso - serve a malapena a pagare gli stipendi".


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mercoledì 3 dicembre 2008

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C'è letteratura su di noi - Colletta Alimentare 2 - Facce e faccine!

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C'è letteratura su di noi - La Colletta Alimentare 2008 - 1


Qui trovate l'articolo di www.sambenedettoggi.it sulla Colletta Alimentare di sabato scorso cui si riferisce la foto! Facce belle, simpatiche, vere, allegre!

Eccone un estratto:

“Secondo uno dei collaboratori del Banco Alimentare di San Benedetto del Tronto, Giorgio Pellei, «il gesto di per sé semplice della Colletta Alimentare ha due grandi risvolti importanti: il primo, più immediato, è l'aiutare i poveri, sempre più numerosi; il secondo è il grande valore sociale che rappresenta in quanto è l'espressione di un popolo che, pur in difficoltà da tanti punti di vista, si ritrova intorno ad un semplice gesto di carità. Le persone donano il loro pacco e ti ringraziano forse non solo perché aiuti i poveri ma perché dai a loro l'occasione di stare unite in questo gesto. Oggi la povertà più grande che affligge le persone, infatti, è la solitudine»„.
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lunedì 1 dicembre 2008

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Colletta Alimentare - I risultati non si piegano a crisi e maltempo! Evviva la Formichina!


01/12/2008 - 6.04 I risultati della XII giornata nazionale della Colletta alimentare non si piegano a crisi e maltempo: quasi 9 mila tonnellate di cibo raccolto, addirittura più dell'anno scorso. Ma tanto quanto i risultati stupiscono le storie, i volti e le persone che li rendono possibili.

Qui di seguito l'articolo di Gianluigi Da Rold su IlSussidiario.net.

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.

Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.

Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.

E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse
condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita
per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle.

Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.

Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.

Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.

Ieri c’erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.

Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.

Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.

Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.

Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.

Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.

O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".

«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.


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